«Cronista della vita quotidiana sotto la dittatura», Herta Mueller, scrittrice tedesca nata in Romania il 17 agosto 1953 ma dal 1987 esule a Berlino, ha vinto il Nobel 2009 per la letteratura: il tredicesimo alla lingua di Lutero (poco importa se, dal punto di vista nazionale, essi siano tedeschi, austriaci o svizzeri: patria dello scrittore è la lingua in cui scrive). Con «la concentrazione poetica» e «la concretezza» della sua prosa – si legge nella motivazione – Herta Mueller ha saputo raccontarci «i paesaggi dell'esilio», la vita del «senzapatria». E chiunque viva sotto una dittatura è senzapatria, tanto più se nato all'interno di una minoranza oppressa quale furono, e probabilmente sono, i tedeschi del Banato Svevo divenuti romeni dopo la Seconda guerra mondiale.
Ancora una volta è un Nobel prevalentemente politico, destino che accomuna gli ultimi Nobel di lingua tedesca: in parte almeno Günter Grass (1999), assai di più l'austriaca Elfriede Jelinek (2004) e ora la Mueller.
Ma dal punto di vista politico allarga il cuore: premia infatti al tempo stesso una donna (la dodicesima: non molte per un premio assegnato quasi ogni anno dal 1901), un'inflessibile combattente per la libertà, perseguitata dall'infame Securitate di Ceausescu ben oltre il 1987, e l'esponente di una minoranza oppressa.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/10/herta-voce-contro-dittatura.shtml?uuid=8500fa7c-b4a5-11de-8f36-108a94177710&DocRulesView=Libero
disponibile in italiano: "Il paese delle prugne verdi" ed.Keller (Il titolo originale "Herztier" è un neologismoc reato dall'autrice, e traducibile con "la bestia del cuore”, mentre quello tradotto allude alla credenza popolare rumena che se si mangiano troppe prugne verdi si muore di febbre.