"Cos'è che in noi mente, uccide, ruba?" Georg Büchner, Woyzeck

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lunedì 3 maggio 2010

idee per l'estate 2010 (invito a scoprire la Calabria...non abbiamo solo il mare!)

VENITE IN SILA!!!!




La Sila presenta una ossatura geologica essenzialmente granitico-cristallina. La morfologia è caratterizzata da morbidi versanti montuosi, fittamente boscati, con culmini che raggiungono quote comprese tra i 1700 e i 1900 metri. Tra le varie dorsali si stendono ampie valli fluviali con pascoli e praterie a quote medie di circa 1000 metri con i tre laghi artificiali, Cecita, Arvo ed Ampollino, creati per scopi prevalentemente idroelettrici.
Tutto l'ambiente silano è ideale per lo sviluppo della foresta, che vede il predominio del pino laricio. La "Sylva Brutia" è stata molto sfruttata nel passato ed è stata oggetto di numerose contese.
Ricca anche di granito, forniva alberi adatti all'edificazione di case e ad allestimenti navali: tagliati fino al ceppo in un unico pezzo e spediti via mare, rifornivano l'Italia e le colonie greche. Dopo la fine del feudalesimo, la Sila divenne proprietà dello Stato e molti terreni furono destinati all'agricoltura ed al pascolo. Nel 1876 si istituirono le cosiddette "camere chiuse": zone boscate nelle quali era proibito a chiunque di "legnare" poiché il legname era destinato per le costruzioni navali.
Questo avvenne con la legge n. 3124 che rappresenta una delle prime leggi di tutela dei boschi. Da tali terreni ha preso origine l'attuale demanio gestito dall'Ufficio Territoriale per la Biodiversità del Corpo forestale dello Stato di Cosenza.

Flora

Fino ai 1400 metri, il pino laricio è sicuramente la specie vegetale predominante. Nella Riserva Naturale dei "Giganti di Fallistro" vengono protette e salvaguardate 57 piante di pino laricio e 7 piante di acero di monte, tutte numerate e classificate. I diametri del fusto oscillano dai 71 ai 187 cm mentre le altezze, in più casi, sfiorano i 43 metri. Da studi su campioni legnosi e da osservazioni di campo si stima che l'origine della pineta possa risalire intorno agli anni 1620-1650. Notevoli sono anche gli esemplari della variante denominata "Vutullo" come il "Pino Bello" in località Fossiata.
Su alcuni tronchi sono ancora evidenti le incisioni praticate per la raccolta della resina destinata alla produzione della cosiddetta "pece brutia", particolarmente odorosa.
Variando la quota e la giacitura, il pino si unisce al faggio e più in basso al castagno; lungo i fossi e nelle zone dove affiorano le numerose acque sorgive, si trovano gruppi di ontano e pioppo tremolo. Fra le specie arbustive spiccano la rosa canina, il biancospino, il melo ed il pero selvatico, cocumelo, rovi e ginestre dei carbonai.
Il fitto sottobosco è invece costituito da felce aquilina, trifogli, fragole e lamponi. Da segnalare le splendide fioriture di orchidee, gerani, ciclamini, ranuncoli, viole, fiordalisi e ginestrine nei pascoli in alta quota come i "Pianori di Macchialonga".


Fauna

Sicuramente il mammifero più caratteristico dell'altopiano silano è il lupo, presente in molteplici esemplari. Esso viene tutelato e mantenuto a quote elevate, protetto dai fitti boschi e da specifiche azioni mirate, come il miglioramento dei pascoli d'altura.
L'azione di salvaguardia è favorita inoltre dalla diffusione delle sue prede: cervi, caprioli e lepre italica. Quest'ultima è ancora presente in un cospicuo numero di esemplari così come la comune lepre europea. La fauna, molto nutrita, comprende inoltre cinghiali, gatti selvatici, faine, tassi, martore, istrici, donnole e puzzole. Accanto a questi mammiferi vive una grande varietà di uccelli. Oltre all'avifauna stanziale, rappresentata da poiane, sparvieri, allocchi e cornacchie, tra i migratori si possono osservare beccacce, quaglie, beccaccini, allodole, tordi e cesene. Sono stati avvistati anche l'avvoltoio capovaccaio, il biancone ed il picchio verde e nero. Il gufo reale invece frequenta i boschi più isolati e le aree meno antropizzate.
Il rappresentante più grazioso è di certo lo scoiattolo nero facilmente visibile ai visitatori più mattinieri e silenziosi.

Fruizione

Tutto il territorio della Sila Grande è facilmente accessibile. È possibile fare passeggiate lungo i laghi, escursioni di vari livelli di difficoltà lungo i sentieri principali, indicati in appositi tabelloni.
Luogo di particolare interesse è il Centro Visita sito in località Cupone. Nato dall'adattamento degli spazi intorno a una segheria demaniale e dei plessi accessori, oggi è un centro di educazione ambientale con sentieri naturalistici, osservatori faunistici, museo, giardino geologico ed un orto botanico accessibile ai non vedenti con pannelli e file audio mp3 esplicativi delle varie essenze.
Tutto ciò, oltre alla adiacente area attrezzata per pic-nic lungo il lago Cecita, fa del Centro Visita una delle zone più frequentate del Parco della Sila.
L'accesso a "I Giganti della Sila" è consentito solo a piedi nei mesi da giugno a ottobre, lungo un percorso obbligato, fruibile anche ai disabili.
Il Corpo forestale dello Stato fornisce il servizio gratuito di visita guidata a scolaresche e gruppi organizzati che ne facciano richiesta.




http://www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/961




Sciurus vulgaris meridionalis

giovedì 22 ottobre 2009

lo spartitraffico più elegante del mondo



avete seguito la polemica su tramvia si - tramvia no a Firenze?


è in fase di realizzazione una modernissima tramvia che vorrebbe svecchiare un pò la città e ridurre i tempi di percorrenza tra la periferia e il centro, ma una delle linee dovrebbe passare da piazza del Duomo e naturalmente in molti hanno gridato al sacrilegio.


La verità è che ora Firenze è comunque martoriata dagli autobus che ne percorrono in lungo e in largo (largo si fa per dire) le vie del centro storico costeggiando fra l'altro proprio la Cattedrale.


a me è sembrato assurdo indignarsi così tanto per i vagoni moderni e silenziosi della tramvia quando quotidianamente ci sorbiamo lo spettacolo di questi maleodoranti e inquinanti mastodontici autobus ARANCIONI che più brutti di così non riuscivano proprio a farli...


certo, l'impatto è più forte, mi si dirà, le rotaie ingombranti della tramvia (non pensate al tram di Milano, pensate piuttosto a una metropolitana di superficie per avere un'idea estetica) sono più invasive....


mah...non so... credo che avranno detto la stessa cosa quando via dei Cerretani e via Martelli ai tempi furono asfaltate... di certo sarà sembrata una scelta urbanistica davvero impattante....


mi sembra più elegante e discreto il vagone della tramvia, meno inquinante e rumoroso, anche più glamour... rispetto agli Ataf antediluviani che ci sorbiamo oggi......


e poi, pensavo all'epoca delle proteste più feroci, cioè un paio d'anni fa, non si poteva prendere il toro per le corna? non sarebbe stato più sensato rendere l'area del Duomo isola pedonale, così come lo è gran parte del centro storico? Vi immaginate un autobus in piazza della Signoria? sarebbe uno sfregio tremendo! e allora perchè in piazza del Duomo si? è solo perchè ci siamo abitati, perchè è comodo, perchè è sempre stato così...


ma ora il volume di traffico è tale che non si può più consentire che il centro ne rimanga schiacciato.....


Quando andavo a scuola, e abitavo ancora a Cosenza, la Mulino Bianco faceva delle pubblicità in televisione dedicate alle più belle città d'Italia, fuori dal loro contesto moderno e riviste in senso ... bucolico, diciamo. Mi ricordo di Venezia: era circondata non dalla laguna ma....da spighe di grano! Completamente immersa nel grano, davvero splendida!!!!


e Firenze....bè di Firenze si vedeva Duomo Campanile e Battistero affiorare fra un campo di papaveri!!!!! Immaginatevi che bello....delle opere d'arte uniche nel loro splendore e nella loro magnificenza..... immerse nei campi..... e decine di persone in bicicletta fra l'erba e i papaveri.


io ero perdutamente innamorata di questa immagine, e per anni ho pensato che fosse la soluzione giusta: chiudere tutti i centri storici al traffico, smantellare le strade e far crescere i fiori di campo!


ma poi ho capito che non sarebbe giusto isolare l'arte in una bolla temporale. L'architettura è fatta per essere vissuta, fruita dai cittadini, fortunatamente anche da quelli delle generazioni successive alla loro realizzazione... e non sarebbe giusto trasformare il centro in un campo di papaveri, semplicemente perchè è sempre stato un luogo di intensi scambi commerciali e di vita sociale, è nato per essere vissuto, raggiunto facilmente, ed è giusto che si integri con le infrastrutture moderne e con i ritmi che cambiano.... per non snaturare il suo ruolo di fulcro della vita cittadina.


A tutto c'è un limite, però, e questo limite deve essere dato dal buongusto, dalla salvaguardia ambientale, dal senso estetico......


Insomma mi sono rassegnata a tenermi il centro pavimentato ma gli autobus (o la futura tramvia in alternativa) ho continuato a ritenerli inopportuni, davvero un pugno nell'occhio, davvero spoetizzanti.



e poi ..oggi.... ricevo una lettera... nientepopòdimenoche...del primo cittadino.....


il possiamo dire ancora neo-eletto Matteo Renzi.....che fra sostenitori del "tramva si" e quelli del "tramvia no".....


SCEGLIE DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO.....ragazzi che dire...io non vorrei dovermene pentire.. ma ancora una volta devo dire che COSTUI MI CONVINCE.....


ecco il testo che Renzi ha inviato ai fiorentini, insieme alle nuove mappe degli autobus.


Gentile Signora, caro Signore
penso che Firenze sia la città più bella del mondo e avere il compito di guidarla è per me un grande onore. Ma amministrare questa città significa anche prendersi la responsabilità di fare scelte di cui si discute da tanto tempo e che sono state spesso rimandate.
Una di queste riguarda Piazza del Duomo. Un grande scrittore definiva la nostra piazza San Giovanni “il più elegante spartitraffico del mondo”. Aveva ragione se guardiamo i numeri: fno ad oggi passavano accanto al Battistero più di 2.000 autobus al giorno. Pensiamo che questo luogo, così bello e carico di storia, debba tornare a essere una piazza, non solo uno spartitraffico. Per questo abbiamo deciso che la Piazza sia percorribile solo a piedi e in bicicletta e non più con le macchine, con i bus, con i taxi. A partire dal 25 ottobre.
E' una scelta impegnativa: Firenze si riprende un simbolo di identità, di appartenenza, di legame tra passato e futuro. La piazza della Cattedrale e la piazza del Bel San Giovanni.
La piazza della cupola di Brunelleschi, simbolo di coraggio e di bellezza, e del campanile di Giotto, simbolo di eleganza e di stile.
Ma è una scelta difficile: moltissime linee dell'ATAF sono state sempre fatte passare del Duomo e quasi tutta l'organizzazione del trasporto pubblico si regge sull'asse via Martelli - via Cerretani. Chiudere Piazza del Duomo significa aprirsi all'ambiente, alla cultura, all'identità. Ma significa anche cambiare in profondità le abitudini di tanti di noi.
Le scrivo, dunque, per comunicarLe la nostra decisione che crea uno spazio in più di bellezza e di libertà in Firenze ma anche qualche disagio alla circolazione, specie nelle prime settimane. Le chiedo comprensione e collaborazionee Le invio la mappa dei nuovi percorsi degli autobus. La invito a segnalare ogni valutazione e suggerimento agli uffici del Comune (telefono 055055; email direz.mob.@comune.fi.it fax 055-2768275). La mia email personale, invece, è
sindaco@comune.fi.it
Cambiare Firenze necessita dello sforzo di tutti. Grazie di cuore per quello che vorrà fare.
Un caro saluto, Matteo Renzi




(questa foto simula l'aspetto di piazza Duomo con la tramvia)

domenica 23 agosto 2009

Calabria al veleno: un'area radioattiva a pochi km dal luogo del naufragio della motonave Rosso, vicino Amantea.


nella foto: il centro storico di Amantea












Riduzione da: L'ESPRESSO N.34 27 agosto 2009, Riccardo Bocca

Alla fine è emerso il peggio del peggio. Si è trovata un'area collinare, a pochi km dal litorale cosentino, contaminata dalla radioattività.
Si è scoperto che in quella stessa zona è avvenuto lo smaltimento di rifiuti tossici provenienti dalle lavorazioni industriali. Sono spuntate testimonianze che collegano questi ritrovamenti a traffici, via mare, di scorie pericolose.
E, soprattutto, SI è RISCONTRATO NEI COMUNI LIMITROFI L'AUMENTO DI TUMORI MALIGNI.
Una vicenda che parte il 14 dicembre 1990 dalla spiaggia di Formiciche, mezz'ora di macchina a nord di Lamezia Terme. Qui, 19 anni fa, si è arenata la motonave Rosso. Secondo l'armatore Ignazio Messina si trattò di un incidente provocato dalle condizioni del mare. Ai magistrati invece venne il dubbio che a bordo ci fossere sostanze tossiche: bidoni che avrebbero dovuto essere smaltiti sui fondali marini e che causa maltempo sarebbero finiti sulla costa, per poi sparire nell'entroterra.
Poco è stato definitivamente chiarito in questa storia, e il primo a riconscerlo è il procuratore capo di Paola, Bruno Giordano, che ha trovato quello che si sospettava da anni: la presenza di un'area radioattiva. A Serra d'Aiello è stata riscontrata la presenza di CESIO 137, lo stesso fuoriuscito da Chernobyl.
Giacomino Brancati, dirigente del settore prevenzione nel Dipartimento calabrese per la tutela della salute, segnala il pericolo esistente per le popolazioni di Amantea, San Pietro in Amantea, Serra d'Aiello e la zona circostante al letto del fiume Oliva a sud della località Foresta ( centri di Campora San Giovanni ,Coreca e Case Sparse).
Quante carrette del mare sono state affondate zeppe di sostanze tossiche?

mercoledì 22 aprile 2009

il mio NO al ponte sullo stretto



Il Tirreno è casa mia.
Ho imparato a nuotare nelle sue acque, prima ancora di saper camminare. Le sue acque mitiche, avamposto omerico per la conoscenza … le sue acque delicate, le sue coste straziate.
Non so dirvi quanti spaventi mi sono presa, quando mi immergevo e, abituati gli occhi al buio, trovavo le praterie di posidonie fluttuanti…. Mi sembrava mi volessero ipnotizzare e attirarmi in profondità.
Per chi come me è cresciuto con l’Odissea questi posti riecheggiano di eroi, dei, mostri marini che si contendono i naviganti; è un mare magnifico che si tinge di viola, con spiagge dai nomi suggestivi, Praia di Fuoco, Spiaggia delle Sirene, nelle quali il sole se ne va a morire. E quelle sette perle che sembrano affiorare dall’azzurro solo per farti sentire felice di essere vivo.

È un mare in cui ti tuffi per cercare il mito e trovi la vita.
Ogni volta che da Cosenza vado a Catania ho il mio piccolo rito. Innanzitutto mi fermo a Pizzo, a mangiare il tartufo, e poi inizio a cercare Stromboli con lo sguardo..poi la costa siciliana.. Tutte le volte spero di essere vittima della Fata Morgana, ma a me non è mai capitato…
Arrivata sul traghetto mi affaccio sul ponte e penso:
“Raccontami, o Musa, l’uomo ricco d’astuzie
che a lungo errò dopo che ebbe distrutto la rocca sacra di Troia” .
Io la chiamo la mia pausa-Omero, che mi rimette in contatto con qualcosa di antico ma ancora pulsante che è accaduto in questi luoghi..
Poi vado al bar e mangio un arancino! Mi godo tutto il viaggio, con tutto quello che comporta, mi godo anche questa pausa che mi permette di riflettere e godere dello splendido paesaggio dello stretto, quei tre chilometri deliziosi che ci separano e che ci uniscono… che ci uniscono, certo, questo spettacolo della natura la Calabria e la Sicilia lo condividono.
L’arancino finisce subito, e anche la traghettata! (il vero incubo inizia ora, attraversare Messina..)


Bene, qui finisce la poesia e inizia la fredda analisi: qual è il vero progresso? Costruire il ponte-meraviglia o acquisire una mentalità rispettosa dell’ambiente? Io il progresso lo vedo come progresso sociale, presa di coscienza di quanto l’opera dell’uomo sia impattante, straziante, e di quanto ciò si ripercuota presto o tardi come un boomerang.

Siamo sempre critici nei confronti del “falso progresso” dei cinesi, che con la loro diga-meraviglia hanno fatto estinguere il delfino d’acqua dolce, ma vogliamo costruire un ponte la cui immensa campata proietterà un’ombra tale da essere percepita come una barriera dai pesci di passo (tonni, pesce spada, su cui si basa la pesca nello stretto). Avete chiesto agli abitanti di Bagnara, capitale degli “spadari”, cosa ne pensano? L’illuminazione notturna modificherà, naturalmente, il comportamento delle specie marine e non, e sappiamo quanto sia peculiare e delicato l’ecosistema dello stretto… inoltre verrebbe compromesso anche l’ecosistema della riserva naturale del Pantano (dove già inizierebbe la struttura del ponte). Sia in Calabria che in Sicilia un centinaio di persone subiranno l’espropriazione… diverse centinaia vivranno con i piloni sulla loro testa….sulle spiagge immediatamente vicino al ponte chi ci andrà più in vacanza? Sai che meraviglia fare il bagno sotto i piloni…
Vorrei citare testualmente l’intervento del professor Pieroni, docente all’Unical, intervento che ho trovato sul numero 119 di Meridiani:
“il ponte non è moderno. È indietro sulla realtà attuale di almeno venti anni: stiamo andando verso progetti di demotorizzazione, stiamo tornando a utilizzare il mare e le vie fluviali, stiamo andando verso fonti di energia alternative e rinnovabili, verso una mobilità diversa, le stesse scienze delle costruzioni si interrogano sulla utilità e sulla durata del cemento e ci si spaccia come moderno un mastodontico nastro di cemento, acciaio e asfalto per automobili. Tra i paesi industrializzati siamo quello che detiene il record anacronistico del trasporto su gomma: il ponte ci aiuterà a restare fanalino di coda in questa graduatoria”
“il ponte sullo stretto è ancora un modello di non sviluppo, perché non sviluppa la forze locali, nega altre priorità sul terreno delle politiche sociali, dove urgono invece servizi diffusi e capillari; distrugge una risorsa dell’ambiente: la bellezza….. una risorsa che, se ben gestita e valorizzata, è capace di produrre ricchezza”
Il prof. Pieroni si è fatto promotore di un appello all’Unesco perché l’area dello stretto diventi Patrimonio dell’Umanità e goda quindi di speciali tutele. ECCO UNA BELLA INIZIATIVA DA SOSTENERE. In centro e nord Italia è pieno di siti, centri storici, parchi protetti dall’Unesco… pensate al parco delle 5 terre in Liguria… loro sì che hanno saputo tutelarsi e anche valorizzarsi, inventandosi una particolarità e costruendoci su tutto il terziario..
E poi veniamo alla questione politica. Questa storia del ponte mi sembra che sia proprio un volerci buttare FUMO NEGLI OCCHI.
La Lega è tornata all’attacco con la secessione, solo che hanno deciso di procedere per tappe, e la devoluzione è la prima. Dopo averci affamato, succhiato anche l’anima, averci fatto emigrare facendo la fortuna di altri paesi, ora ci scaricano e con disprezzo! E lo fanno secondo le regole della democrazia, perché li abbiamo mandati al governo! La realizzazione del ponte è fumo negli occhi per non farci vedere quanto stiano allargando il divario Nord Sud, quanto siano pronti a sganciarci, lasciandoci nella merda, con le strade che franano, e il ponte meraviglia!
Non sarà un ponte a unirci, quello che può unirci è la presa di coscienza di noi tutti popoli del sud sulla piega degli eventi politici oggi in Italia. Questo ponte è fumo negli occhi.
Io, se fossi presidente del consiglio, vorrei passare alla storia per aver governato onestamente, per aver sostenuto leggi giuste, per aver operato delle politiche sociali accorte, rivalutato la questione meridionale, promosso l’istruzione…..
Non vorrei passare alla storia per aver realizzato il peggiore degli ecomostri!


Ps: se dovete andare in Sicilia, non avete tempo da perdere e prendete l’aereo…..niente tartufo e niente arancino…! ma almeno non ingrassate!

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Mandarino per nascita e per elezione, a orologeria per necessità. politicamente scorretta, vivo libera da ogni convenzione e religione, tutti i giorni reinvento il mio mondo e ridò la carica al mio trenino a molla