"Cos'è che in noi mente, uccide, ruba?" Georg Büchner, Woyzeck

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giovedì 2 febbraio 2017

la nebbia degli altri

“Quando impariamo a lasciar andare viviamo uno dei momenti più felici della nostra esistenza. Solo abbandonarsi fiduciosi, affidarsi a ciò che accadrà, lasciare che ogni cosa fluisca senza opporre resistenza.”





bellissimo progetto, questo blog propone un motivo al giorno per essere felici, per trrecentosessantacinque giorni... un anno Zen da leggere e inventare.

https://unoralgiornoalmenobisognaesserefelici.blogspot.com.tr/

domenica 17 agosto 2014

la felicità fra le zampe



copio incolla qualcosa di super Zen e super mandarino, così come l'ho trovato sul web...
all'inizio ho pensato che  l'autore citato potesse essere quel Cyril Lionel Robert James, il Platone nero, comunista non allineato famoso per il panafricanismo e la "questione nera" negli Usa.
Invece, googlando, viene fuori: "On Happiness", in To See the World in a Grain of Sand, a cura di Caesar Johnson, The R.C. Gibson Co, Norwalk-Conn. 1972



Comunque, qualcosa su cui riflettere.




C. L. James – On happiness

Un gattone vide un gattino che rincorreva la sua coda e gli domandò:
“Come mai corri dietro alla tua coda in questo modo? “.

Rispose il gattino:
“ho sentito dire che la cosa migliore per un gatto è la felicità, e che la felicità è la mia coda. Ecco perché la rincorro, e quando l’avrò afferrata avrò la felicità”.

“figliolo” disse il vecchio gatto “anch’io ho considerato con attenzione i problemi universali. Anch’io ho concluso che la felicità è nella mia coda, ma ho notato che, ogni volta che mi metto a rincorrerla, essa mi sfugge, mentre quando faccio altre cose, mi viene dietro ovunque io vada”.

mercoledì 26 marzo 2014

no me fijo mucho en el dinero

La crisi spiegata dai bambini spagnoli

http://www.lasexta.com/programas/el-intermedio/mejores-momentos/nino-%E2%80%9Cvamos-salir-crisis-cuando-tenga-anos-tengo-nueve%E2%80%9D_2014032400343.html
 

domenica 18 agosto 2013

Good girl, good boy

Dall'originale unrated, al video censurato, alle parodie fino ad arrivare alla versione acustica che è deliziosa, una chicca.














martedì 31 gennaio 2012

copio&incollo


sull'interessantissimo blog della mia facebookfriend Costanza, sorelleinmovimento.blogspot.com, ho letto tantissime cose interessanti sulla sua esperienza di insegnante in Burkina. da un po' di giorni infatti io e Costanza ci scriviamo a proposito di didattica e di volontariato. oltre a questi argomenti, però, il blog contiene altre chicche scritte da una ragazza che, come me, voleva campare di lettere e si arrabbatta fra lezioni private e dura realtà. mi ci sono ritrovata tanto. fra le cose più carine, IL QUESTIONARIO DI PROUST, che ho deciso di compilare anch'io....

- Il tratto principale del mio carattere:
l'accidia

-La qualità che desidero in un uomo:
intelligenza ....scusate la banalità ma è inevitabilmente l'intelligenza.

- La qualità che preferisco in una donna:
solidarietà femminile

- Quel che apprezzo di più nei miei amici:
che mi conoscono e rimangono comunque miei amici

-Il mio principale difetto:
accidia

-La mia occupazione preferita:
scrivere

-Il mio sogno di felicità:
andare a letto il venerdì sera e la domenica sera con lo stesso stato d'animo....

-Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia:
continuare così, giù per la china

-Quel che vorrei essere:
un'insegnante

-Il paese dove vorrei vivere:
l'Italia

-Il colore che preferisco:
verde

-Il fiore che amo:
gerbere in tutti i loro colori

-L'uccello che preferisco:
non mi sono troppi simpatici. per motivi letterari, scelgo il gabbiano (vedi la poesia di Cardarelli)

-I miei autori preferiti in prosa:
Su tutti, Saramago. e poi Italo Calvino. immensi. ma adoro anche la prosa di Agota Kristof e ho un affetto particolare per i romanzi di Lucía Etxebarria, scrittrice sulle cui tematiche femministe ho scritto la mia tesi di laurea

-I miei poeti preferiti:
il primo nome è Giuseppe Ungaretti, per le emozioni vivide e taglienti che tratteggia con poco. Naturalmente Hikmet, per i suoi sentimenti che si fanno carne, e Pessoa, che mi ha preso per mano e mi ha spalancato le porte dell'universo lusofono

-I miei eroi nella finzione:
sono sempre stata affascinata da Paperinik, l'alter ego del mio alter ego...

-Le mie eroine preferite nella finzione:
ho da poco scoperto che esiste anche Paperinika!

-I miei compositori preferiti.
Beethoven, davvero suggestivo, e Mozart per il quale le parole dei mortali non hanno senso alcuno

-I miei pittori preferiti:
Schiele e Bosch

-I miei nomi preferiti:
cambio gusti...

-Quel che detesto più di tutto:
la massa, l'uomo a una dimensione

-I personaggi storici che disprezzo di più:
per motivi personalissimi, tutti i falsi eroi del Risorgimento

-L'impresa militare che ammiro di più:
le guerriglie dei popoli che insorgono. guerra no, guerriglia sì

-La riforma che apprezzo di più:
quella che devono ancora varare

-Il dono di natura che vorrei avere:
l'orecchio assoluto

-Come vorrei morire:
Non vorrei esattamente soffrire, ma spero di avere la percezione di quello che sta succedendo, di vivermela la mia morte ecco

-Stato attuale del mio animo:
sto facendo di tutto pur di non preparare la lezione. accidioso

-Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza:
chi ruba per fame

-Il mio motto:
Vivi e lascia morire

ah dimenticavo questo è quello di Proust:

sabato 28 gennaio 2012

vite lunghe, vite larghe



Cos’è il Movimento per l’Estinzione Umana Volontaria? [VHEMT]

Il VHEMT (che si pronuncia vehement, parola inglese che significa veemente) è un movimento, non un’organizzazione. È un movimento portato avanti da gente che ha a cuore la vita sul pianeta Terra. Non siamo un gruppo di disadattati maltusiani misantropi e asociali che provano un piacere morboso ogni volta che qualche disastro colpisce gli umani. Non potrebbe esserci nulla di più distante dalla realtà. L’estinzione umana volontaria è piuttosto l’alternativa umanitaria ai disastri che colpiscono la gente.

Non insistiamo sul modo in cui la specie umana si è dimostrata un parassita avido ed amorale su un pianeta che era in buona salute. Una negatività di quel genere non offre soluzioni per gli orrori inesorabili che l’attività umana sta provocando.

Piuttosto, il Movimento propone un’alternativa incoraggiante alla distruzione impietosa e completa dell’ecologia della Terra.

Come sanno bene i Volontari del VHEMT, la speranza che si presenta come alternativa all’estinzione di milioni di specie vegetali ed animali è l’estinzione volontaria di una sola specie: l’Homo sapiens, …la nostra estinzione.

Ogni volta che qualcuno decide di non generare altri umani da aggiungere ai miliardi brulicanti che già si accalcano su questo pianeta devastato, un nuovo raggio di speranza attenua le tenebre.

Quando ogni essere umano deciderà di non riprodursi, la biosfera della Terra potrà tornare alla sua gloria di un tempo, e ognuna delle creature che rimarranno potrà essere libera di vivere, morire, evolversi e forse scomparire, come nel corso dei millenni hanno già fatto così tanti “esperimenti” di Madre Natura. L’ecologia della Terra tornerà in buona salute… tornerà in buona salute quella “forma di vita” nota a molti col nome di Gaia.

Perché ciò possa accadere è necessaria la nostra scomparsa.



continua su http://www.vhemt.org/iaboutvhemt.htm

martedì 29 novembre 2011

una tazza di tè?


non bastava il caffè fatto con i chicchi evacuati da un orribile animaletto, ora per gli amanti del tè, come me, e giusto per la serie "non ci facciamo mancare niente", è in arrivo il prelibato tè alla cacca di panda.
si, capito bene, cacca di panda.
Le sostanze nutritive che rimangono nelle feci del simpatico mangia-bambù, infatti, sarebbero proprio l'ideale da aggiungere alla bevanda calda e profumata che amo bere nei freddi pomeriggi invernali, accanto al mio caminetto.
al costo di 58mila euro al chilo.

la crisi è la crisi, ma a nessuno si nega la sua tazza di tè.

fonte:
http://ancheioaspettoquestogiorno.blogspot.com/2011/11/assurdita-dal-mondo-cina-il-con-feci-di.html
http://blog.studenti.it/mondocurioso/cina-in-progetto-la-realizzazione-di-un-te-realizzato-con-cacca-dei-panda/

lunedì 27 giugno 2011

dalla Smemoranda del '91.....


Ivan Della Mea

Cocolon


Ancora oggi il mondo dell'accademia linguistica è attraversato e travagliato da una disputa filologico-etimologica sul nome america.
La tesi storicamente più accreditata (mozione 1) - quella che vorrebbe far discendere il termine succitato da Amerigo Vespucci - è contrastata con dovizia d'argomenti da filologi, linguisti, semantici e semiologi che la reputano troppo meccanicistico deterministica e comunque inficiata dalla variazione della "g" in "c": perché, sostengono con buon diritto america e non ameriga?; perché, chiedono ai luminari sostenitori della mozione 1, chiamare america tutto un continente peraltro scoperto da Cristoforo Colombo e che quindi avrebbe dovuto chiamarsi Colombia (nell'accezione italiana) o Colonia (in quella spagnola?).
Padre Girolamo Tangheri, salesiano bolognese, tra i primi esploratori delle lande fuegine (Terra del Fuoco) dove andò per portare il verbo del Dio cattolico e apostolico romano nonché il raffreddore, la verruca, lo scorbuto, la gastroenterite, la blenorragia e l'alcolismo che sterminarono (vero e proprio genocidio indotto) gli indigeni locali - estinti, comunque, si garantisce, in grazia di Dio - sostiene nella sua relazione all'Ordine di Sales di non avere mai saputo né potuto decrittare un fonema pronunziato in fin di vita dai fungini morenti.
Scrive il piissimmo Tangheri: "Apprestandomi a imporre, per la grazia a venire, l'estremo sacramento con l'unzione sacrale e pronunziando io la formula di rito acconcia e canonicamente prevista:"a te Dio", il fuegino mai mi rispose come rito comanda e come la mia missione gli insegnava "per me Dio, con te Dio", bensì con un fonema indigeno inscrivibile se non come descrizione di suoni graficamente così riproducibili: hhha (molto pronunciata la acca iniziale); 'mmme (n) (con una presunzione d'enne finale - che sia amen?, se lo fosse quale conforto per la Nostra Fede, quale vittoria per il nostro Dio!...ma, dubito - rrrika e la forza di quella erre ha la possanza della consorella consonante gaelica (dubbio: che qualche avventuriero gaelico sia giunto a queste lande prima della nostra missione bolognese?)".
Padre Tangheri - al quale si rifanno tutti gli studios fautori della mozione 2 - morì nudo e pazzo nella sua cella dell'eremo di Secchiano Parecchia.
"Mai morte mi parve più tremenda e infausta" scriveva Padre Elvezio turci, confessore personale di Padre Girolamo Tangheri.
"Il corpo esangue e scarnificato, tutte punto di costole e ombra d'esse, la testa tonsa e maculata, l'occhio spiritato, le guance incavate da digiuni anoressici, io vedevo nel confratello mio più il segno del Malefico che il tocco della Grazia e lui, l'infelice Padre Girolamo, si dibatteva in convulsioni squassanti come cercasse venia a un fuoco dentro più corrosivo dell'acido solforoso, più caustico della soda e scagliava il corpo suo contro le pareti della cella con guizzi serpentini, e si rotolava per le terre e, a quando, lì nudo sulla nuda pietra, si giaceva raggomitolato come bimbo spaurito, gli occhi lustri di lucori, Dio mi perdoni, maligni, le labbra riarse e ghignanti e bolle bavose agli angoli delle medesime e lì scoppiettanti; e da quella infelice positura io, con quest'occhi miei, l'ho visto levarsi tutto, repentino, come levitato da forza immane e schiantarsi sul soffitto e ripiombare a terra e io a gridargli aspergendolo con l'olio della Sacra Unzione a te Dio! e lui a urlare sibilando tra radi denti marcescenti hammerica! hammerica! e nel suo urlo morire, ahimè e ahilui senza Grazia alcuna."
Sempre a favore della mozione 2, è doveroso riportare la testimonianza di Francisco Pizarro, avallata dal fratello Hernando e da Diego de Al magro suoi compagni di ventura nella conquista del Perù e nella distruzione dell'impero Inca.
Si dice, in una nota del suo Recuerdo de gloria "los indios ginca (Incas) me parese que se preguntavan a tomar su propria muerte gritando loscamente y con muchissima alegria y regocijo y gozo y buen humor y jubilo ammerriha! ammerriha! comendo una yerba que yo no sé que es".
Francisco Pizarro ammazzò poi l'Almagro e fu a sua volta assassinato da partigiani almagresi.
"Francisco" scriverà il fratello Hernando "morì tra le mie braccia. Io, memore del dettato cristiano che lecita dare l'estremo sacramento al morente da parte di chiunque, feci su Francisco il pio segno della Croce della cristianità recitando con immenso dolore "a te Dio"; mio fratello mi guardò con grandissimo struggimento, sussurrò a me rica e spirò".
Come non vedere in tanta documentazione la verità filologica.
America dunque, come sostengono i propositori della mozione2 non per Amerigo Vespucci, bensì per quel fonema che partendo dalla Terra del Fuoco risale tutto il continente fino al Messico unificandolo nell'invocazione hha'mmme (lezione fungina), ammerrika (lezione incarica); hammerrica (traslato felsineo-ispano che, adottato in Patagonia, muta in 'merica in Argentina, Uruguay, Paraguay, Gufane, Venezuela, Bolivia, Colombia); 'a meringa (pronuncia: la meringa) è la lezione brasiliana-portoghese e america tout court quella italo-spagnola-messicana.
Resta da sapere il significato del fonema (credo trattasi di sintagma essenziale, collazione quindi di due sintagmi: soggetto e predicato).
Ci può aiutare la verità della storia che vuole Cristoforo Colombo morente nel carcere di Valladolid non per stenti come si è scritto, ma per uso e abuso tollerato di un'erba (yerba: ricordate la yerba degli Inca della quale è scritto nelle memorie pizarriane). Ci dicono testimonianze attendibili del tempo (amici dell'infelice Colombo detto Colòn) che, esaurita la scorta d'erba, Colombo fu prima soggetto a sconvolgenti crisi in cui "l'infelicissimo eroe smarriva ogni onore suo" (da Colon, que pasa? di Porfirio Villarosa delegado de la seguridad del Carcel di Valladolid) e che, in breve tempo pervenne a uno stato catatonico per morire infine "sempre quietando y todavia anelando a me rica!...a me rica! y despues morendo de ambre (fame) de sed (sete) y de rica (rica)" op.cit.
Ne consegue, infine, che s'ha da ritenere massimamente corretta la proposta che chiameremo mozione 3 avanzata dai più illuminati fautori tra i promotori della mozione 2 (e noi tra loro). La mozione 3 propone, nel Cinquecentesimo della meravigliosa impresa di Colombo, di cambiare il nome di quel continente per ridare a Colòn (Colombo in spagnolo) quel ch'è di Colòn e non di Amerigo.
Nome proposto Cocolòn: laddove il suffisso colòn sta ovviamente per Colombo e il prefisso co, prendendo in prestito la prima sillaba del suffisso colòn, diventa quindi coco- traslato eufonico ed euforico di coca- il nome col quale viene oggi universalmente chiamata un'erba (yerba) che nelle diverse lezioni autoctone amerinde si chiamava rrrica (fungina), riha (andina), rinha (Mato Grosso e terre amazzoniche in genere) e rica tra gli indigeni dell'America (meglio del Cocolòn) centrale, aztechi e maya inclusi.
Cristoforo Colombo morì quindi cocainomane. Può questo inficiare la grandezza dell'Uomo e della Sua Opera? Noi non lo crediamo.
Crediamo anzi che dalla miseria della verità gliene possa venire, se possibile, più grande . Perché più umano - gloria.
Si faccia, dunque, il Cocolòn

venerdì 25 febbraio 2011

idea




per la prossima festa in maschera.....

http://superfluamente.blogspot.com/2010/04/trucco-alla-lichtenstein-lichtenstein.html

giovedì 27 gennaio 2011

un giovedì iniziato male

dal blog di Selvaggia Lucarelli:
Gli uomini hanno insito in loro il concetto di branco, di solidarietà, di competizione rozza ma cristallina e dichiarata. Noi donne tramiamo, coviamo invidie e rancori, ci annusiamo a lungo, viviamo di competizioni sotterranee. Neghiamo sempre di provare sentimenti bassi come l'invidia, gli uomini no, gli uomini si menano e risolvono nei modi più schietti,elementari, barbari e forse sinceri. Si prendono a parolacce, si affrontano e poi dimenticano. Noi agiamo quasi sempre alle spalle e sappiamo dosare il veleno in piccole gocce. siamo più subdole. Più intelligenti forse. Ma più cattive.
(http://www.selvaggialucarelli.it/diario/2002/11/ma_quale_solidarieta_femminile.html)
Ovviamente non sono una lettrice della Lucarelli, e però leggendo queste parole - come mi capita spesso navigando, ogni tanto faccio naufragio - non ho potuto non notare quanto siano attinenti alle mie riflessioni di questi giorni. È vero, è così, ed è cosi anche per me. Perché siamo sempre nemiche fra di noi e solidali con i nostri uomini, i nostri compagni, i nostri figli.
Sono tornata a casa con l’eco di queste parole in testa, desiderosa di scrivere ancora e ancora e ancora. E poi, davanti al computer, il vuoto. La paralisi. Come dare sfogo a tutto questo casino e a questo groviglio di pensieri complicati se mi sono auto inferta una mutilazione che mi ha totalmente paralizzato?
io non sono cattiva, e non voglio fare male a nessuno.

domenica 16 gennaio 2011

LA TROMBA


olio su tela, Giorgio Mazzurega

http://www.artemazzurega.it/index.htm

giovedì 16 dicembre 2010

jambo, kaixo, szia



bellissimo articolo di Silvia Minardi postato su "La poesia e lo spirito", trovato assolutamente per caso. io mi limito a copiare/incollare la parte che più mi interessa, ma l'ho trovato tutto davvero molto valido.
( http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/05/11/vivalascuola-11/#more-17452)



Abbiamo rimesso al centro del nostro impegno di riflessione e di formazione l’educazione linguistica integrata in un approccio per competenze. In un approccio per competenze imparare a comunicare in più lingue significa mettere gli apprendenti nelle migliori condizioni per sviluppare competenze linguistiche che permettano loro di “agire con la lingua”, di usare la lingua in modo appropriato ed efficace in contesti comunicativi reali.

L’ approccio per competenze dà all’apprendimento plurilingue una duplice dimensione. La prima è una dimensione diacronica: le lingue si possono imparare lungo tutto l’arco della vita, le lingue non si imparano solo a scuola, le competenze linguistiche non si acquisiscono una volta per sempre, ma si sviluppano nel tempo, talvolta anche in modo imperfetto e parziale. La seconda dimensione è quella che definirei tematica e contestuale: si apprende una lingua non “studiando” la lingua, il sistema e le norme che lo governano, ma soprattutto “usando” la lingua. L’apprendimento in più lingue è possibile se si fanno esperienze con le lingue in contesti significativi. Ovvero non si impara la lingua per poi usarla, ma si usa la lingua in diverse situazioni e attorno a contenuti significativi per impararla; quindi, attraverso il ripetersi di esperienze di apprendimento significativo e la riflessione sulle esperienze fatte, si impara ad usare la lingua sempre meglio.

Occorre, quindi, orientare il curricolo di educazione linguistica verso un insegnamento basato sulla trasmissione di senso, ovvero di “significati” e di “contenuti” che l’apprendente deve essere in grado di comprendere e di comunicare.

domenica 21 novembre 2010

Amarsi un po'.....(o un po' tanto. o un po' in tanti)


"Le società occidentali si muovono verso la dimensione del 'poliamore'". Il politologo Massimiliano Panarari racconta ad Affari la società di domani secondo Attali
da: http://www.affaritaliani.it/Rubriche/cafephilo/cafe2405.html

di Virginia Perini, 13.10.2010

Amare più persone contemporaneamente è possibile. Anzi, è naturale. Fa parte della natura umana. Così come desiderare relazioni sessuali con persone diverse o cercare esperienze nuove e stimolanti. Solo la morale comune e le leggi si oppongono a queste esigenze dell'uomo e della donna contemporanei, generando una situazione di ipocrisia e ambiguità. E' la teoria del grande filosofo e sociologo parigino Jaques Attali che per primo ha teorizzato il 'Poliamore'. Tutto è nato da un articolo comparso sull'Express (magazine francese), in cui Attali teorizza il crollo della famiglia tradizionale a favore di una pluralità dei rapporti sentimentali e sessuali. Le élites intellettuali francesi lo hanno fatto proprio e ne stanno facendo un 'manifesto della società del futuro'. Un pensiero nuovo, che, facendosi forte di cambiamenti già esistenti, sovverte ogni tradizione.
"Le società occidentali si muovono verso la dimensione del 'poliamore'. E' un'analisi che nasce nelle élites parigine destinata a diventare un trend generale. E' la teoria su cui Attalì sta studiando e scrivendo. E arriva anche in Italia, nella rigida Italia. Gli intellettuali ne sono molto colpiti".
Massimiliano Panarari, politologo e studioso di Attali, spiega ad Affari in cosa consiste esattamente la 'teoria del poliamore'.
"La famiglia naturale monogamica occidentale è destinata alla scomparsa a causa dell'evoluzione dei costumi, ma senza battaglie ideologiche o laiche, solo per una normale trasformazione della società. E' un processo che muove da due fattori: una mobilità sociale molto elevata, visibile tuttora (cosa che spinge anche Attali a definire la società di oggi 'liquida') e il riconoscimento, maturato lentamente dagli anni 60 a oggi, che uno degli obiettivi sociali più importanti è la felicità. Si è affermato il diritto al desiderio di felicità".
Intendendo per felicità?"Proprio qui sta il cambiamento. Fino ad ora la felicità coincideva con la realizzazione di una vita accanto ad una sola persona, ora si comincia a concepire l'idea che la vita possa essere un susseguirsi di rapporti d'amore autentici. Non si parla della poligamia di certo mondo arabo dove le donne fanno le componenti degli harem a un uomo, ma di rapporti che possono essere anche contemporanei senza perdere la loro autenticità".
Quasi una rivoluzione di cui s'intravvedono i presupposti..."Ci sono delle avanguardie. Come in ogni movimento culturale. Non possiamo non tenere conto del fatto che in parte già esistono e sono molto diffuse in forma adulterina e ipocrita. La cosa che manca è la formalizzazione sociale di un nuovo modo di concepire i rapporti e la società ovvero una pluralità degli stili di vita che già esiste".
Il passo che manca? "E' un diritto che si deve affermare".
C'è una fascia sociale maggiormente predisposta ad accettare questo tipo di cambiamento?"Non è un caso che la nuova mentalità si affermerà prima nel ceto borghese parigino, per poi diffondersi anche là dove la Chiesa ha uno speciale impatto sulle classi inferiori. La cosa fondamentale è che il cambiamento venga inteso come un elemento in più a favore dei diritti. Poi il singolo è libero di decidere".
La teoria è nata in Francia? L'Italia?"Qui la situazione è più critica. La Chiesa esercita più potere che in Francia, paese tendenzialmente laico. E il grado di ipocrisia che descrivevo prima in Italia per molte ragioni è portato all'esasperazione. C'è difficoltà nel tutelare le coppie di fatto tra uomo e donna che non sono sposate, figuriamoci... Un bel ritratto della nuova tendenza è la realtà dipinta da Ozpetek nei suoi film: una società mista, plurale e diversificata, ma omogenea e pacificata".
Il sesso che ruolo ha?"Ha una componente fodamentale. Per un processo iniziato sull'onda degli anni Sessanta, ma poi rallentato. Si parte dall'idea che il sesso sia la base di un rapporto sentimentale, da vivere in libertà. Poi è molto forte l'idea della varietà e della sperimentazione. E' un bisogno fisico e mentale. Non riconoscerlo è totale ipocrisia. Da qui l'esigenza che l'uomo contemporaneo ha di avere un maggior numero di partner sessuali".
E la religione che fine farà?"Diventerà una risposta per la spiritualità del singolo. Una serie di precetti residuali ad uso dell'individuo, dice Attali".
I figli? Sparsi con quanti padri?... No scherzi a parte: l'esigenza di avere figli?"Rimane, sia per le donne che per gli uomini. E' la matrice dell'affermazione di femminilità e virilità".
Insomma complessivamente questa 'società del futuro'?In Francia c'è un libro di Attali che sta polverizzando i record sulla società europea tra 50 anni. In Italia è in traduzione. Si prevede il disastro ecologico, culturale, che lui identifica con la morte della borghesia illuminata. Una luce: una società meno coercitiva sui piani morali. Ulrich Beck, Anthony Giddens sono due teorici della globalizzazione che si occupano dello stesso tema e stanno teorizzando il 'processo di contrattualizzazione dei rapporti sentimentali': la fine dell'amore eterno poichè tutto è come un contratto a tempo e non c'è più unilateralità...".

domenica 24 ottobre 2010

un bicchiere di vino con un panino


La felicità esiste. Però dobbiamo pensarla nell’accezione greca di eudaimonia: eu vuol dire bene, daimon è il tuo demone, ciò che veramente sei. Se tu diventi veramente ciò che sei, come vuole l’espressione di Nietzsche, sei felice. Se ti concili con te, se non fai la parte di un altro.

Umberto Galimberti
http://assurdognolo.altervista.org/2010/03/22/intervista-ad-umberto-galimberti/

venerdì 6 agosto 2010

oroscopo celtico.....

Gli antichi celti associavano ai giorni dell'anno un albero le cui virtù avrebbero influito sui nati di quel particolare giorno.
Il calendario celtico è diverso dal calendario abitualmente utilizzato in gran parte del mondo e prevede che il primo giorno dell'anno coincida con il primo giorno di Novembre. L'anno era diviso in quattro trimestri: Samain (dal 1 novembre), Imbolic (dal 1 febbraio), Bealtaine (dal 1 maggio) e Lúnasa (dal 1 agosto). I 21 alberi individuati dalla cultura celtica caratterizzano ciclicamente le persone nate nei diversi periodi dell'anno.

Il mio albero è il Fico:

dal 14 al 23 giugno - dal 12 al 21 dicembre

I nati del Fico sono emotivi e sensibili.Spesso diventano grandi artisti (attori, scrittori o pittori, ad esempio) o abili architetti.Sono capaci di provare emozioni in modo più intenso e completo rispetto a quanto capita solitamente e, per questo motivo, riescono ad apprezzare maggiormente le bellezze naturali e le opere d'arte. Sono però anche molto vulnerabili.Punto debole del Fico è proprio l'eccessiva sensibilità e fragilità sul lavoro: non riescono a realizzarsi in un contesto troppo competitivo o spersonalizzante. All'interno di un contesto competitivo non riescono ad affermarsi.Anche in amore i nati del Fico sono molto sensibili: apprezzano e ricambiano attenzioni e complementi ma possono restare facilmente feriti da una frase sbagliata.
Segni celtici affini: Pino e Betulla.
Erbe aromatiche per loro particolarmente benefiche: Lattuga e Cumino.
(http://www.oroscopi.com/oroscopoceltico.html)

Lettori fissi

Informazioni personali

La mia foto
Mandarino per nascita e per elezione, a orologeria per necessità. politicamente scorretta, vivo libera da ogni convenzione e religione, tutti i giorni reinvento il mio mondo e ridò la carica al mio trenino a molla