Che delusione nel rileggere questo blog... vado indietro per cercare me stessa e trovo solo pianti, frustrazione, rancore, bisogno di appoggiarsi a un'altra persona...
Mi sembra invece che nonostante tutte le mie imperfezioni io sia una donna colta, forte, autonoma, sempre piena di risorse, molto più di chi intorno a me ostenta uno status che alla prova dei fatti non gli appartiene per nulla.
è tutto lì, allora, l'errore madornale che mi atterra, che mi annichilisce, che mi tarpa le ali. Vado avanti per la mia strada, senza farmi spaventare dalle delusioni future, perché in verità ci saranno ancora soddisfazioni, amicizie, lati di me da esplorare, viaggi da intraprendere, lingue da imparare, lavori per cui rimboccarsi le maniche. Avrò la mia casa da arredare, avrò le mie stoviglie da esporre, il mio samovar in bella mostra, i libri e i dischi collezionati in una vita....
Mi guardo indietro e vedo una persona che ha tanto amato, tanto sognato, tanto viaggiato e anche tanto realizzato. Esperienze, cultura, confronti, prese di coscienza... io allo specchio vedo una bella persona. Ora è il caso di riprendere un po' in mano le famose "cose da ricordare". (Diego Velázquez, «Venere allo specchio»)
grandioso film, davvero, About a boy
C'è una vecchia storiella. Due vecchiette sono ricoverate nel solito pensionato per anziani e una di loro dice: "Ragazza mia, il mangiare qua dentro fa veramente pena", e l'altra: "Sì, è uno schifo, ma poi che porzioni piccole!". Be', essenzialmente è così che io guardo alla vita: piena di solitudine, di miseria, di sofferenza, di infelicità e disgraziatamente dura troppo poco. E c'è un'altra battuta che è importante per me; è quella che di solito viene attribuita a Groucho Marx ma credo dovuta in origine al genio di Freud e che è in relazione con l'inconscio; ecco, dice così – parafrasandola –: «Io non vorrei mai appartenere a nessun club che contasse tra i suoi membri uno come me». È la battuta chiave della mia vita di adulto in relazione alle mie relazioni con le donne.
(Io e Annie, Woody Allen)
"Una relazione credo sia come uno squalo sai, che deve costantemente andare avanti o muore. Eh... credo che quello sia restato a noi sia uno squalo morto"
"Dopo di che si fece molto tardi, dovevamo scappare tutti e due. Ma era stato grandioso rivedere Annie, no? Mi resi conto che donna fantastica era e di quanto fosse divertente solo conoscerla. E io pensai a... quella vecchia barzelletta, sapete... Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: "Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina", e il dottore gli dice: "perché non lo interna?", e quello risponde: "e poi a me le uova chi me le fa?". Be', credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, ehm... e pazzi. E assurdi, e... Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova." Woody Allen, Io e Annie
in mezzo a tutto il pattume contenuto nei mie pacchi mi sono chiesta dove fosse la mia bucket list. l'avevo ben imballata da qualche parte in fondo a me stessa, ma non ricordo più dove. sarebbe stata l'unica cosa degna di essere portata via. non mi resta che riscriverla. non mi resta che reiniziare, magari come un gioco, come un'avventura, a partire da quest'estate, senza strafare, con un secchio piccolo, com'è piccola la mia vita, con piccoli grandi sogni.
in questo blog,oltre ai mandarini, ho usato spesso un'altra metafora per parlare di me stessa: il pesce, spaziando dai piranha a quelli rossi agli squali... ora ho scoperto un'altra immagine alla quale mi sono affezionata, quella del palloncino rosso. che contiene in sè due simbologie: il pallone in sè e il colore rosso. innanzitutto ... posto un meraviglioso demotivational, amaro al punto giusto, che parla sia di pesci che di palloni rossi, quindi perfetto qui:
Ma, tornando al meraviglioso cortometraggio di Albert Lamorisse, avevo voglia di postare ancora qualcosa.. un paio di foto, innanzitutto, e quello che riporta il sito http://isozine.com/blog a proposito dell'uso del colore rosso.
Red has always been an infamous color in film. A color of rebellion. Of love. Of passion. With some cameras, the color red even bleeds on the screen. But no one has managed to use the color red to its fullest extent as much as Albert Lamorisse did in his film “Le Ballon Rouge”. What he captured in that color is a child’s innocence and imagination. The discovery of Paris. The heartbreak of having to grow up one day. The cruelty of children. The mischief of a balloon. My own childhood. “Le Ballon Rouge” is the first film I saw that wasn’t a cartoon and that had actors in it. And it has left a lasting impression on me. There is no point in telling the story of this film, if you have not seen it yet. Because you have to see it. It’s cinema at its best.
It’s the color red at its best.
infine, un quadro di Klee del 1922, intitolato appunto Le ballon rouge.
No, Massimiliano viene scostumato! Io sento a volte per esempio, 'a creatura sta vicino 'a mamma, s'alluntana e a mamma 'o chiama: Ma ssi mi li a no! Chillo 'o guaglione chissà addò sta che sta facenno, invece Ugo, appena se move a mamma: Ugo! e nun se pò alluntanà pecchè Ugo! Nun tene 'o tiempo, al massimo 'o putimme chiammà Ciro, nu poco cchiù luongo, giusto pè nun 'o fa venì troppo represso, almeno Ciro tene 'o tiempo 'e piglià nu poco d'aria...
si proprio io, innamorata di Madrid... troppo rotta di coglioni per aggiungere gli accenti sulle parole, lo siento.
Vicky Cristina Barcelona Porque tanto perderse tanto buscarse sin encontrarse.. me encierran los muros de todas partes, Barcelona... te estas equivocando no puedes seguir ignorando que el mundo sea otra cosa y volar como mariposa. Barcelona... hace un calor que me deja fria por dentro con este vicio de vivir mintiendo.. que bonito seria tu mar si supiera yo nadar. Barcelona...
mi mente esta llena de cara de gente extranjera, conocida desconocida y vuelta a ser transparente. No insisto mas Barcelona.. si no es cosa de tus ruidos, tu laberinto extrovertido. No he encontrado la razon porque me duele el corazón.. porque es tan fuerte que solo podre vivirte en la distancia y escribirte una canción. Te quiero Barcelona...
disiniteresse per il presente e mancanza di prospettive per il futuro
Il termine
Il termine, nel greco classico, designa la negligenza, l'indifferenza, la mancanza di cure e di interesse per una cosa. Designa inoltre l'abbattimento, lo scoraggiamento, la prostrazione, la stanchezza, la noia e la depressione dell'uomo di fronte alla vita. Élosmarrimentoestremo: si produce uno stato d'animo che intacca e rischia di disorientare tutto ciò che raggiunge. Due conseguenze tipiche sono l'instabilità e il disprezzo per gli impegni della propria vita.L'uomo non padroneggia più la vita; le vicende lo avviluppano inestricabili, ed egli non sa più vederci chiaro. Non sa più come cavarsela in determinate vicende della propria esistenza; e il compito a lui affidato gli si erge davanti insuperabile, come la parete di una montagna.
Le manifestazioni e le conseguenze dell'accidia
L'accidia ha un carattere complesso e confuso: è un miscuglio di pensieri provenienti da forze diverse. Chi è colpito dall'accidia avverte un senso di disordine e di illogicità in cui si intrecciano reazioni contrastanti: si detesta tutto ciò che si ha e si desidera ciò che non si ha.Si percepisce che tutta lapropriaesistenzaperdeditensione, è come allentata in un senso di vuoto, nella noia e nella svogliatezza, in una incapacità di concentrarsi su una determinata attività, nella spossatezza e nell'ansia. Viene a mancare un punto di attrazione, un polo che catalizzi tutte le componenti della persona, e questa perdita di scopo sembra trascinare tutto in un vuoto senza fine. A causa dell'angoscia e dell'ansietà, la vita appare senza più punti sicuri, senza certezze, come appoggiata su di una superficie fluttuante.
Altri sintomi dell'accidia sono l'indifferenza è l'instabilità. Questa instabilità si manifesta in diversi modi: dal cambiare casa o lavoro, al fuggire verso situazioni ritenute ideali; dall'instabilità di umore all'instabilitàdigiudizio; dall'instabilità nei rapporti interpersonali alla sfiducia verso se stessi. Anche la ricerca di sempre nuove emozioni e divertimenti e la paura di lasciare spazi vuoti da impegni sono palliativi di fronte a una situazione esistenziale che si minaccia vuota e priva di senso. Pascal diceva "Ho scoperto che tutta l'infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal non saper starsene in pace, in una camera". Un ultimo sintomo dell'accidia è lo sconforto: l'impossibilità per l'uomo di vedere qualche cosa di buono e di positivo: tutto viene ridotto al negativismo e al pessimismo. L'insoddisfazione diventa la modalità normale di affrontare l'esistenza, e spesso anche ogni possibilità di futuro diventa inimmaginabile.
Le cause dell'accidia
Una realtà complessa come l'accidia trae origine da numerosi fattori. Tuttavia, una delle cause più frequenti è l'amore smodato per se stessi, quella passione per se stessi che porta ad essere prigionieri del proprio io. Questo amore di sè è in fondo il vero idolo che minaccia la nostra vita. Se l'io è il centro assoluto del proprio mondo, allora si valuta ogni cosa in funzione dei propri bisogni, della propria idea, dei propri desideri e giudizi. Ci sono inoltre due cause, apparentemente contradditorie, che favoriscono l'accidia, e sono l'ozio e l'attivismo.
L'ozio è la mancanza di occupazioni, di interessi, ma soprattutto una realtà che rende la vita quotidiana amorfa e trascinata. Davanti ad ogni prerogativa l'ozioso si chiede "a che pro?" e trasforma la propria vita in un deserto.D'altra parte, lavoro e impegni eccessivi, che disperdono e creano molti punti di riferimento non collegati tra di loro, possono provocare uno stato di accidia: ci si è dati un compito al di là delle proprie forze e si crolla.
Le soluzioni per combattere l'accidia
L'equilibrio, la discrezione e la moderazione permettono di dare una misura alla propria vita e a ciò che si fa. Si tratta di quella saggezza che nasce dalla consapevolezza dei propri limiti e delle possibilità che sono in noi, e permette un reale dominio di sè.Molti autori insistono inoltre sulla necessità di non fuggire di fronte a questa situazione esistenziale. La fuga è infatti l'illusione di trovare altrove o diversamente una liberazione da questo pensiero.Altri rimedi per l'accidia sono la pazienza e la stabilità. La stabilità è la capacità di perseverare, di continuare un cammino anche se si è tentati di interrompere la via che si è intrapresa. E un tempo in cui ci è data la possibilità di perseverare è il quotidiano: rimanere nel quotidiano, senza "sognare la vita" fuggendo dalla sua precarietà. Ciò comporta una rinuncia a tutte quelle illusioni che ci appaiono come alternative al presente; comporta accettare se stessi e l'altro; comporta accogliere le fatiche dei propri impegni o il peso della comunità in cui siamo inseriti.
Per combattere l'accidia, insomma, bisogna ritrovare uno scopo e riprendere gusto per una vita vera.
"Noi abbiamo tre personalità naturali: il bambino, l'adulto, il genitore. Il bambino non è autosufficiente e dipende dagli altri. L'adulto è autosufficiente ma si dedica soltanto a se stesso. Il genitore si dedica agli altri e quindi è l'unico capace di amare. Tutti noi dovremmo compiere questa evoluzione naturale. Ma pochi lo fanno. Una gran parte di persone rimangono bambini. E' la nevrosi infantile. Essa dà luogo a disturbi anche gravi come ansia, angoscia, attacchi di panico, paura, depressione, ecc.
Il bambino ha sempre bisogno di qualcuno che gli faccia le coccole. L'adulto si fa le coccole da solo e non ha bisogno di nessuno. Il genitore è l'unico capace di fare le coccole agli altri. Sull'equilibrio e lo sviluppo di queste tre personalità, che coesistono in noi, si giocano tutta la nostra vita, il nostro benessere, il nostro rapporto con gli altri, la nostra felicità. In natura, in noi e negli animali, le tre personalità si sviluppano armonicamente e in tempi precisi. Purtroppo però, nelle società industrializzate ricche e iperprotette l'evoluzione naturale non avviene, e noi rimaniamo bambini. Questa è la base di tutte le nostre nevrosi. Paure, fobie, panico, ansia, depressione sono tutte manifestazioni di una personalità infantile non evoluta, sempre alla ricerca di amore, di sicurezza, di coccole."
(Giulio Cesare Giacobbe, Alla ricerca delle coccole perdute)
" Per diventare stronzi bisogna però prima capire cosa sono veramente gli stronzi. E perché, nonostante tutto, ci attirano tanto.
In cosa consiste il loro fascino discreto. Stronzo vuol dire adulto. E tutti, vogliamo diventare adulti. Ma pochi ci riescono."
(Giulio Cesare Giacobbe, Il fascino discreto degli stronzi)
"noi non siamo cigni. noi siamo squali."
("Tra le nuvole", film di Jason Reitman con George Clooney, basato sul romanzo Up in the air di Walter Kirn)
"io sono quella cazzo di Ibiza"
("About a boy", film di Paul e Chris Weitz, con Hugh Grant, tratto dall'omonimo libro di Nick Hornby)
numero quattro: anche se sono confusa e non so cosa fare, questo non significa che io non sia felice.
La cicala e la formica Per tutta l’estate la cicala consumava e la formica investiva. “Stai agendo in modo molto irrazionale - ammonì la formica - quando verrà l’inverno te ne pentirai”. “Sarò assai infelice – replicò la cicala – ma sto agendo in modo razionale. Essere razionale coincide con l’essere felice, e al momento il mio piacere supera il dolore futuro. Unisciti a me e canta al sole!”. “Secondo me – rispose la formica – essere felici consiste nel massimizzare l’utilità su tutto l’arco dell’esistenza. L’infelicità e la felicità hanno un peso costante. Dunque, per essere razionale, devo darmi da fare e investire per l’inverno”. Venne l’inverno e la cicala era affamata. Chiese aiuto alla formica. “Vorrei poterti aiutare – disse la formica – ma, essendo razionale, non posso preferire il tuo benessere al mio: non hai nulla da darmi in cambio. Non ti senti in colpa per aver cantato tutta l’estate?”. “Molto in colpa – rispose la cicala – proprio come avevo previsto. Ma l’adesso è l’adesso, allora avevo agito in modo razionale. Sei tu che sei irrazionale nel proibirti di darmi un aiuto”. La formica ci pensò. Ma aveva soltanto cibo sufficiente per finire l’inverno. “L’adesso, per me, è tutta la vita – spiegò – ma ti posso aiutare in un altro modo. Vedi le foglie dell’albero di Epicuro? Sono deliziose e nutrienti. Ma dopo un certo tempo ti ammalerai. Io non posso mangiarle, perché calcolo la felicità su tutto l’arco dell’esistenza. Ma per te l’estasi presente supera l’infelicità futura”. La cicala mangiò le foglie e finì per ammalarsi. “Ne vale la pena?” – chiese la formica alla cicala ormai agonizzante. “Non vale adesso, ma valeva prima” – rispose la cicala. E la formica: “Devo dirti una cosa, ma non so se per te sia una buona notizia. C’è un antidoto!”. “Presto! Presto!” – esclamò la cicala. “Credo che tu non possa usarlo – ribattè la formica – perché prima ti fa stare molto male e solo in seguito ti fa guarire”. “Brutta notizia – concluse la cicala – dato che io non posso investire per la felicità futura. Addio”. La cicala morì, e la formica visse una grigia esistenza, evitando occasioni di felicità che avrebbero potuto trasformarsi in infelicità future. Ormai molto vecchia, si disse: “è triste non poter quasi mai fare quello che si vuole, ma condurre un’esistenza felice rende la vita assai dura”.
Fede mi dice che il cervello lo puoi comandare. da qualche parte a casa devo avere un libro che demolisce la dicotomia vergine-puttana, sposa-amante, brava regazza-testa di cazzo.
mi fa male la pancia. e anche la schiena, perchè oggi ho allagato casa (casa di merda, lavatrice di merda, vita di merda).
vediamo quanto sono brava a fare la schizofrenica. ce la faccio-non ce la faccio, t'amo-non t'amo, è quello che ho sempre voluto-non fa per me, il destino ti aspetta sulla strada che hai fatto per evitarlo-è un'illusione una chimera una stronzata non ce la fa nessuno, ci voglio provare-non ho energie, mi manchi-mi piace stare da sola, sto facendo una stronzata-non voglio limitarmi in quello che ho voglia di scrivere.
dio quanto mi diverto!
sono felice-sono distrutta.
mi piaci un casino-non sai mai trovare il modo per starmi accanto.
stiamo bene insieme-avverto solo il tuo ego.
cazzo che pessima scelta vedere 'Baciami ancora'...
ci riprovo con George (Tra le nuvole) ...l'inizio non è male: 'non c'è niente di scadente nella fedeltà'
Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa.
Il comunismo viene da sé anche senza Berlinguer. Il comunismo è come prima di farsi la prima sega che si viene a letto da sé. Si fa: “Dio bono, che cosa m’è successo?” “Niente, o fanciullo, sei venuto! Quello che non funzionava ora funziona. Godi!” Ecco, il comunismo così il popolo sì… è come un ragazzo prima di farsi la prima sega. Arriverà la mattina da sé, si dice: “Che cosa ci è successo?” “Niente, popolo! Sei venuto! Quello che non funzionava ora funziona! E godi!” Ecco, il comunismo è la sega prima di farsi la prima sega. Si viene da sé spontaneo… (Mario Cioni, 'Berlinguer ti voglio bene')
"Un little precisation America. Voi americani dite sempre la parola bastardo, lo sai perché? V'o dico io. Perché c'avete una lingua molto, ma molto povera. Perché se io mi volessi abbassare a rispondere al tuo bastard, che a noi ce fa proprio ride, io ti potrei dare: del figlio di madre ignota, del rotto nel posteriore, ti potrei mandare a fare nel medesimo, potrei fare appello anche ai tuoi morti, con eventuale partecipazione de tu' nonno in carriola, opzionale, e coinvolgere tua sorella, notoriamente incline allo smandrappo e all'uso improprio della bocca, e allargà il discorso a quel grandissimo Toro Seduto de tu' padre, a sua volta figlio di una città di cinque lettere cantata da Omero, che tu 'n sai manco chi era perché sei ignorante. Are you ignorant! "
“Ho ammazzato Berlusconi” è una commedia noir il cui titolo avrebbe dovuto attirare molta attenzione. E’ riuscito ad arrivare sul grande schermo il 13 Giugno 2008, ma non è così semplice trovare una sala in cui venga proiettato.
Il film è molto ironico e decisamente grottesco, a cominciare dalla trama: elezioni politiche 2001 - Livia, di estrema sinistra, accusa il marito Matteo di aver votato Silvio Berlusconi. Dopo un’accesa lite Livia abbandona la casa, ma muore in un terribile incidente. Matteo, sconvolto, prende la macchina e comincia a vagare per la città nel bel mezzo di un temporale. Succede una cosa terribile: investe un uomo e lo uccide. Solo guardando i documenti della vittima si rende conto di aver ammazzato il neo Presidente del Consiglio, l’uomo che è risucito a distruggere il suo matrimonio: Silvio Berlusconi.
La cosa terribile è che Silvio continua ad apparire in dirette televisive: Berlusconi fa comodo vivo, e così decidono di farlo vivere attraverso un sosia.La pellicola, indipendente, è prodotta dalla “Collepardo film” di Caterina Rogani e diretta da Gianluca Rossi e Daniele Giometto. La sceneggiatura è tratta dal romanzo “Omicidio Berlusconi” di Andrea Salieri.
Ti amo quando hai freddo e fuori ci sono 30 gradi.
Ti amo quando ci metti un'ora a ordinare un sandwich. Amo la ruga che ti viene qui quando mi guardi come se fossi pazzo.
Mi piace che dopo una giornata passata con te, sento ancora il tuo profumo sui miei golf, e sono felice che tu sia l'ultima persona con cui chiacchiero prima di addormentarmi la sera.
E non è perché mi sento solo, e non è perché è la notte di capodanno.
Sono venuto stasera perché quando ti accorgi che vuoi passare il resto della vita con qualcuno, vuoi che il resto della vita cominci il più presto possibile.
Mandarino per nascita e per elezione, a orologeria per necessità.
politicamente scorretta, vivo libera da ogni convenzione e religione, tutti i giorni reinvento il mio mondo e ridò la carica al mio trenino a molla