"Cos'è che in noi mente, uccide, ruba?" Georg Büchner, Woyzeck

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venerdì 26 febbraio 2016

più in là del folklore


  ¡trapacero!

domenica 3 agosto 2014

i Bronzi e la colonia





Perché noi calabresi ci impegniamo affinché i Bronzi rimangano a casa loro? si obietta che non ci sono abbastanza visitatori (ma va? è così facile raggiungere la Calabria, con qualsiasi mezzo tu voglia!) e che, per rendere fruibili le opere d'arte a tutti, chi non può viaggiare fino a Reggio "solo" per i Bronzi sarebbe penalizzato!

Allora meglio centralizzare l'offerta dei capolavori. E questo è il punto: considerano Reggio periferia, considerano la Calabria un far west con, casualmente, due statue di valore. Invece di valorizzare tutto il contesto in cui sono i Bronzi! Non so se sapete di cosa stiamo parlando, io quel museo lo conosco e posso garantirvi che vale il viaggio anche senza i Bronzi, poco ma sicuro! Così come l'intera città, così come l'intera regione!

Se i Bronzi fossero la classica "cattedrale nel deserto" allora avrebbe un senso parlare di spostarli, renderli fruibili il più possibile a chi è interessato all'arte, invece i Bronzi si trovano a casa loro tra altre mille meraviglie artistiche, architettoniche, paesaggistiche e chi più ne ha più ne metta! Chi non viene fino a Reggio a vedere i Bronzi si perde un viaggio alla scoperta di mille mondi incastrati uno nell'altro come solo in Calabria si possono trovare. Chi non viene a trovare i Bronzi a casa loro, chi non si perde, ammaliato, nel mare in cui hanno sonnecchiato per 2000 anni, può solo guardarli, senza vederli.






Ma chi ha interesse a investire in treni e aerei al sud? Chi ha interesse nel vedere i calabresi LIBERI e consapevoli de proprio potenziale, e prosperi grazie al turismo, all'arte, alla bellezza? Noi dobbiamo essere isolati, tagliati fuori, ancora una volta resi incapaci di intraprendere. Della Calabria si deve solo dire che si inchina alla mafia, che infesta pacifiche città del nord. La torta,ora più che mai, è piccola, e i commensali non devono aumentare. Portare via alla Calabria quello che da più di 40 anni è il suo simbolo è l'ennesimo stupro dello stato italiano.

sabato 19 aprile 2014

IN CALABRIA NON C'è NIENTE!



oggi qui a San Pietroburgo incrocio casualmente una ragazza che parla perfettamente l'italiano e mi dice che ha il fidanzato calabrese.


- Anche io sono calabrese!

- Ah sì? Io sono appena tornata dalla Calabria.

- Ma dai! Che invidia!

- Ma sei pazza? Chi vorrebbe andare in Calabria?
- Be' per esempio io.
- Ma in Calabria non c'è niente!
- ....................... E il tuo fidanzato dove vive?
- A Milano.
- Ecco, guarda, digli di restarci e la prossima volta vallo a trovare lì perché noi non vi vogliamo, grazie.

















sabato 8 settembre 2012

estratto da " 'Ndrangheta " di Enzo Ciconte



A metà degli anni '60 con la decisione di completare l'autostrada del sole nel tratto rimasto incompiuto tra Salerno e Reggio Calabria, la Calabria usciva dall'isolamento e poteva essere collegata più velocemente con il resto del paese. una scelta positiva che guardava al futuro della regione e alla sua possibilità di potenziare il trasporto su gomma; quello su ferro era tutt'altro discorso. il modo come furono portati a termine i lavori funzionò da volano per un significativo sviluppo della 'ndrangheta.
Vinsero gli appalti i grandi imprenditori del nord, com'era prevedibile visto l'entità economica dell'importo e visto le strutture da loro possedute. Nessuna impresa calabrese era in grado di competere. Questi colossi imprenditoriali del nord quando arrivarono in calabria, ancor prima di iniziare i lavori, avviarono trattative con alcuni capobastone e si accordarono con loro.
Acquistarono la protezione della 'ndrangheta sui cantieri dove lavoravano certe ditte e dove furono assunti guardiani indicati dai capibastone. Tutto ciò aveva una conseguenza di carattere economico: la 'ndrangheta costava. dai calcoli fatti i prezzi lievitarono del 15%. Era il costo della 'ndrangheta. La "Stampa" di Torino il 3 marzo del 1970 scriveva: "in un certo senso, questo nuovo tipo di mafia lo hanno generato i grandi imprenditori edili del settentrione".
Considerazione amara, non lontana dal vero, perchè nel silenzio e nella più totale disattenzione e indifferenza la 'ndrangheta avviava la sua grande trasformazione; e la avviava con l'aiuto dei grandi imprenditori edili del nord che si assunsero, così facendo, una grave responsabilità storica.
Costoro avevano forza economica, autorità, relazioni sociali per resistere alle richieste estorsive, avevano il prestigio per chiedere a prefetti e questori la necessaria e doverosa tutela dei loro cantieri. Tra l'altro, la 'ndrangheta non era ancora all'altezza di costituire una minaccia così devastante contro di loro. lo sarebbe diventata negli anni successivi, e proprio dopo che si era arricchita con i lavori dell'autostrada.

Enzo Ciconte

giovedì 30 agosto 2012

Piero Angela e dintorni....

Cose che ho scoperto guardando Focus Tv: se non era per il continente africano che spingeva, rinculando, contro quello euroasiatico, col cavolo che Alpi e pianura padana emergevano dalle acque.

Daniele Sensi.

mercoledì 14 marzo 2012

bevi la cocacola che ti fa bene

il mio consiglio.
leggete qui qui e qui e se volete anche qui e qui.

dopodiché scegliete voi se andare a bervi un bel bicchiere d'acqua.

mercoledì 18 gennaio 2012

gente e cronaca.....



"… e questa è per il mio papà, marinaio timoniere. E per le sue storie di stelle, di città, di buio e di solitudini che mi hanno forgiato. Chissà adesso cosa direbbe. Forse - come me - starebbe a disagio davanti a tutta questa storia fatta di ridicoli capitani indegni e codardi, di improbabili eroi da riva coi loro ordini facili da urlare e meno facili da eseguire, di classiche gogne mediatiche all'italiana e soprattutto di navi che non sono navi ma fasulle città galleggianti ideate dal peggiore affare turistico di massa. Non è andata proprio come mi raccontavi sulla storia del mare e del sacro rispetto da portargli, vero papà?"
Katia Colica, giornalista, scrittrice, autrice di IL TACCO DI DIO.

(Katia si riferisce alla canzone "Il canto delle sirene" di De Gregori,http://www.youtube.com/watch?v=BfwiJ9-97qg)


"Ci hanno abituato ad essere tutti allenatori di calcio. Tutti medici, tutti insegnanti, tutti giornalisti. Tutti avvocati, tutti giudici. E adesso anche tutti capitani.
Forse invece siamo tutti, tristemente e semplicemente, comandanti in pectore. Sbruffoni e arroganti con le parole, ma solo con quelle. Tanto sono gratis.
I fatti, invece, quelli non fanno sconti.

Quoto in toto il Gramellini gaberian-nazionale: "non mi preoccupa lo Schettino in sé, mi preoccupa lo Schettino in me". Con buona pace di tutti. O dovrei scrivere concordia?"
Paola Bottero, giornalista e scrittrice, autrice di IUS SANGUINIS.

lunedì 9 gennaio 2012

UP PATRIOTS TO ARMS



E non è colpa mia se esistono carnefici
Se esiste l'imbecillità
Se le panchine sono piene di gente che sta male
Up patriots to arms, Engagez-Vous
La musica contemporanea mi butta giù


http://www.youtube.com/watch?v=bDLDT31uBok

sabato 12 novembre 2011

mumble mumble

"Se l'Italia non fosse nell'euro..."


http://infotricksblog.blogspot.com/2011/11/se-litalia-non-fosse-nelleuro.html

di: Enrico Piovesana


Il giornalista economico britannico Ambrose Evans-Pritchard, responsabile della sezione economica internazionale del Telegraph, ha scritto pochi giorni fa in un suo articolo:
“Lasciatemi aggiungere che l’Italia non è fondamentalmente insolvente. È in questi pasticci perché non ha un prestatore di ultima istanza, una banca centrale sovrana o una moneta sovrana. La struttura dell’euro ha trasformato uno stato solvente in uno insolvente. Ha invertito l’alchimia”.

Affermazioni degne di nota che Peacereporter ha chiesto a Evans-Pritchard di spiegare.

Fondamentalmente la posizione debitoria italiana è solida - ci ha detto il giornalista britannico al telefono - perché non esiste solo il rapporto debito pubblico/Pil stabilito dal Trattato di Maastricht.

Se tra i criteri di sostenibilità di un economia si considera anche il debito privato, l’Italia risulta uno dei Paesi più stabili d’Europa. L’indebitamento delle famiglie italiane e delle società non finanziarie italiane è il più basso d’Europa (42 per cento del Pil, contro il 103 britannico, l’84 spagnolo, il 63 tedesco e il 51 francese, ndr) e ciò rende il debito aggregato italiano (pubblico più privato) inferiore a quello di Gran Bretagna, Spagna e Francia, e analogo a quello della Germania.

Inoltre lo Stato italiano è uno dei pochi al mondo ad avere un avanzo primario, ovvero a incassare più di quello che spende, al netto degli interessi che paga sul debito pubblico.

Considerate queste condizioni, se il vostro Paese non fosse entrato nell’euro e aveste quindi una banca centrale sovrana in grado di attuare una politica monetaria autonoma espansiva a sostegno dello sviluppo la situazione dell’Italia sarebbe molto migliore. Ovviamente stiamo parlando in linea puramente teorica, perché ormai che siete dentro non potete uscirne: sarebbe una catastrofe per voi e per l’Europa in generale.

Il problema è che la direzione in cui stiamo andando è proprio questa, perché la politica economia della Bce produce risultati nefasti.

La politica monetaria restrittiva della Bce, che anche in questi ultimi anni di piena recessione ha pedissequamente osservato il suo dovere statutario di tenere bassa l’inflazione tenendo alto il costo del denaro, ha ristretto il credito e di conseguenza ha rallentato la crescita di tutta l’Europa. E ora pretende di salvare Paesi in recessione come Grecia e Italia imponendo loro riduzioni salariali e tagli occupazionali che bloccheranno crescita e sviluppo.Incompetenza, per non dire di peggio.

A questo si sommano la pericolosità politica dell’azione della Bce, che impone i suoi diktat in maniera arrogante e offensiva della sovranità nazionale. Si pensi al piano per la Grecia che prevede l’apertura ad Atene di uffici europei permanenti per monitorare l’applicazione di queste misure, come una sorta di viceré europeo.

mannaggia

stamattina mentre ero in dormiveglia ho scritto un articolo bellissimo, che si intitolava tipo la complottista qualche cosa, ma nn me lo ricordo più, e neanche di cosa parlasse.

credo ci entrasse la Grecia, l'euro, Monti, la precarietà, qualcosa di clichè.

giovedì 10 novembre 2011

71 schiavi che lavorano per me.


vai sul sito http://slaveryfootprint.org/survey/#where_do_you_live e scopri quanti schiavi fanno sì che tu possa indossare la tua maglietta di cotone o il tuo anello d'oro o calciare un pallone di cuoio.
quanto costa il nostro benessere in termini di sfruttamento di vite umane?
qual è la nostra personale impronta di schiavitù?

giovedì 13 ottobre 2011

così mi hanno detto


IL SOLE SI FONDE

(Paul Eluard)

mercoledì 12 ottobre 2011

Equipariamo la speculazione all’omicidio

di Jacopo Fo, Il Fatto quotidiano, 8 ottobre 2011

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/08/equipariamo-la-speculazione-allomicidio/162868/


Gente che guadagna un miliardo in un’ora… E negli ospedali greci mancano le medicine. Scommettere sul crollo conviene.

A scuola non ti spiegano come funziona la finanza. Se lo facessero avremmo già le barricate per strada. Se la gente sapesse come funziona il sistema comprenderebbe anche che è naturalmente indirizzato a creare crolli economici, semplicemente perché quando si scatena il caos e la bancarotta gli speculatori guadagnano di più. E’ una caratteristica fisiologica del sistema. E’ più facile scatenare una crisi di panico che una crisi di ottimismo. Questo è essenzialmente il motivo per il quale la finanza mondiale e nello sterco fino al collo.

In questo momento l’umanità sta permettendo che un esercito di persone senza scrupoli, guadagni cifre colossali di denaro distruggendo la vita di milioni di persone. O si regolamenta il sistema finanziario, si chiudono con l’aviazione i paradisi fiscali e si demolisce il segreto bancario, oppure col cavolo che si esce da questa crisi. Anche dopo il disastro finanziario del 1929 si arrivò alla conclusione che erano necessarie regole. Poi i controlli negli anni ’80 furono gettati al cesso.

In questo momento da Madrid a Milano e a New York masse crescenti di persone stanno scendendo in piazza. Chiedono come sia possibile che milioni di persone si trovino rovinate mentre i dirigenti delle grandi banche che hanno causato il disastro e che sono state poi salvate con i soldi pubblici, si distribuiscano premi di miliardi di euro. Come è possibile che banche che hanno prestato denaro a governi che non potevano pagare, pretendano oggi che i cittadini paghino i danni?

Gli islandesi hanno fatto una pernacchia a questo meccanismo perverso e hanno detto alle banche che pretendevano decine di migliaia di euro da ogni islandese di attaccarsi al tram: “Sapevate che l’Islanda era sull’orlo del fallimento e avete continuato a prestare denaro a un governo corrotto e incapace. Voi siete complici! Non è colpa nostra se avete finanziato dei dementi. Se volete indietro i vostri soldi fate causa ai ministri, non venite a prendervela con noi…“

Si tratta di rovesciare un paradigma. Non so se è una battaglia che potremo vincere, ma se ci sarà una grande reazione popolare dura e pacifica, abbiamo quanto meno la possibilità di temperare le pretese delle banche e di cambiare le regole del gioco trasformando in un reato grave la speculazione finanziaria selvaggia.

Ma per capire perché questa battaglia è così importante è necessario rendersi conto di dove sta il trucco perverso e intrinsecamente amorale e illegale. La borsa è molto più complicata da capire di una pistola, ma gli effetti possono essere gli stessi. Quel che sta distruggendo le economie di interi popoli è la possibilità di scommettere sulle borse, che è cosa ben diversa dall’investire in borsa.

Una volta io potevo solo comprare le azioni della Fiat e sperare che il loro valore aumentasse. Un meccanismo elementare che permetteva alle aziende di finanziare il proprio sviluppo… Poi la questione si complicò quando si iniziarono a vendere opzioni sui prodotti agricoli. I produttori di arance vendevano in anticipo prenotazioni sui raccolti, con le quali si fissava il costo di vendita a raccolto avvenuto. Magari avevano paura che ci fossero raccolti troppo abbondanti e che questo provocasse il crollo del prezzo delle arance. Emettevano quindi future garantendosi così prezzi di vendita mediamente più bassi ma sicuri.

Nacque poi un prodotto finanziario completamente diverso, che permette di giocare in borsa senza comprare azioni od opzioni, ma scommettendo solo sulla differenza tra il prezzo delle arance di oggi e quello delle arance tra 3 mesi. Mi gioco quindi non il valore di un quintale di arance ma i 10 euro di differenza ipotetica tra il prezzo di oggi e quello futuro.

Infine posso anche rivendere quote di un debito. Siccome ho paura che la Grecia fallisca, ti rivendo delle quote di questo debito, proponendoti un interesse alto, visto che comprandole ti esponi al rischio che la Grecia non ripaghi il debito. E posso contemporaneamente scommettere che il valore delle azioni che ho emesso crollerà (del che son certo perché la polpetta avvelenata l’ho cucinata io).

Tutto questo complicatissimo gioco di scommesse e coperture di scommesse è poi diventato una specie di Golem con l’avvento dei computer grazie ai quali posso comprare o vendere su tutte le piazze del mondo alla velocità della luce e mantenere l’anonimato utilizzando società domiciliate nei paradisi fiscali… e scatenare il panico tra milioni di piccoli risparmiatori che se ne stanno in pantofole di fronte a un pc creando graziosi effetti valanga.

Già la situazione sarebbe pericolosa, ma va aggiunta la progressiva demolizione dei controlli sulla finanza, che è stata perseguita dai governi di mezzo mondo (da Reagan in poi). Se non c’è più nessuno che controlla che il denaro venga prestato a persone che possono restituirlo, posso guadagnare moltissimo stipulando mutui inaffidabili e poi rivendere il rischio che mi sono accollato a ignari risparmiatori.

Vuoi che tutto questo finisca? Indignati!

sabato 30 luglio 2011

ma che, parlo arabo?

Difendere l’identità nazionale, la lingua,il dialetto, le tradizioni.


Cosa vogliono questi immigrati con i loro kebab, tanto in auge nelle nostre strade?
Noi difendiamo i nostri buoni prodotti italiani, arance e limoni, albicocche e carciofi nati sotto il nostro bel cielo azzurro: vogliamo rinunciare forse al nostro milanesissimo risotto allo zafferano?
Non siamo razzisti: e se gli immigrati vengono qui solo per lavorare, per fare i facchini in un magazzino per esempio… niente in contrario. Possono anche vestirsi a modo loro, con le loro giubbe

ricamate e colorate, rosso scarlatto o cremisi, chi dice niente? Non siamo mica aguzzini.
Ma loro si trasformano subito in assassini della nostra lingua e della nostra cultura! Per questo dobbiamo bloccarli alla dogana!
Noi non vogliamo rinunciare alle nostre tradizioni, a una buona tazza di caffè, bevuta possibilmente stando sdraiati su un comodo materasso (e magari in un letto col baldacchino). Questi qua non bevono nemmeno alcol! Dobbiamo forse rinunciare a una bella caraffa di vino, che per noi è un elisir di lunga vita?
Ah che tempi meschini! Non siamo lo zerbino di questa gente che vuole tenerci in scacco!
Scusate l’azzardo: ma ormai qui ci sono immigrati a bizzeffe, cifre con molti zeri! Se continua così fra poco parleremo tutti arabo!

tratto da www.scudit.net

mercoledì 27 aprile 2011

squalotti

SE GLI SQUALI FOSSERO UOMINI SI COMPORTEREBBERO MEGLIO CON I PESCIOLINI?


La figlioletta della padrona di casa chiese al signor K.: "Se gli squali fossero uomini si comporterebbero meglio con i pesciolini?"

- Certo - rispose il signor K -. Se gli squali fossero uomini, farebbero costruire nel mare enormi casse per i pesciolini, con dentro ogni sorta d'alimenti, sia vegetali che animali. Si preoccuperebbero che le casse avessero sempre acqua fresca e adotterebbero ogni tipo di precauzioni sanitarie. Se, per esempio, un pesciolino morisse prematuramente, gli squali, affinché i pesciolini non si sentissero tristi, organizzerebbero di tanto in tanto delle grandi feste acquatiche, perché i pesci allegri hanno un miglior sapore di quelli malinconici. Ci sarebbero anche scuole per imparare a entrare nelle fauci degli squali. I pesciolini avrebbero bisogno di nozioni di geografia per localizzare meglio i grandi squali, che se ne vanno in giro bighellonando. L'essenziale sarebbe, naturalmente, la formazione morale dei pesciolini, si
insegnerebbe loro che non c'è nulla di più grande e più bello per un pesciolino che sacrificarsi con allegria; si insegnerebbe pure ad aver fede negli squali ed a credere agli squali quando dicono che stanno preparando per i pesciolini un magnifico avvenire. Si farebbe capire ai pesciolini che tale avvenire è assicurato se impareranno ad obbedire. I pesciolini dovrebbero guardarsi bene dalle basse passioni, così come da qualsiasi inclinazione materialista, egoista o marxista. Se qualche pesciolino mostrasse similari tendenze, i suoi compagni dovrebbero comunicarlo immediatamente agli squali.

Naturalmente se gli squali fossero uomini si farebbero la guerra fra di loro per conquistare casse e pesciolini stranieri. Ogni squalo obbligherebbe i propri pesciolini a combattere in quelle guerre. E ogni squalo insegnerebbe ai suoi pesciolini che fra loro e i pesciolini degli altri squali esiste un'enorme differenza . Sebbene tutti i pesciolini siano muti, è certo che proclamerebbero che stanno zitti in molte lingue diverse e per questo non riusciranno mai a capirsi. Ad ogni pesciolino che ammazzasse in guerra un paio di pesciolini nemici, di quelli che stanno zitti in un'altra lingua, si consegnerebbe una medaglia d'alghe e si conferirebbe il titolo d'eroe. Se gli squali fossero uomini avrebbero pure una loro arte. Ci sarebbero bellissimi quadri nei quali sarebbero rappresentati i denti degli squali con colori meravigliosi e le loro fauci come veri giardini di ricreazione in cui è bello trastullarsi. I teatri sul fondo del mare mostrerebbero eroici pesciolini che entrano entusiasti nelle fauci degli squali e la musica sarebbe tanto bella che, ai suoi accordi, cullati dai pensieri più delicati, come in sogno, i pesciolini, preceduti dalla banda, si precipiterebbero a frotte in quelle fauci. Certo ci sarebbe pure una religione, se gli squali fossero uomini. Quella religione insegnerebbe che la vera vita comincia per i pesciolini nello stomaco degli squali. Inoltre, se gli squali fossero uomini, i pesciolini smetterebbero di essere tutti uguali, come sono adesso. Alcuni occuperebbero certi posti, che li collocherebbero sopra gli altri. A quei pesciolini che fossero un poco più grandi si permetterebbe pure di ingoiarsi i più piccoli. Gli squali vedrebbero questa prassi con piacere, dato che avrebbero più spesso dei grossi bocconi da mangiare. I pesciolini più grassi sarebbero quelli che occupano certi posti e s'incaricherebbero di mantenere l'ordine fra gli altri pesciolini, e diventerebbero maestri o ufficiali, ingegneri specializzati nella costruzione di casse, ecc. In una parola ci sarebbe finalmente nel mare una cultura, se gli squali fossero uomini".
Bertolt Brecht

domenica 13 febbraio 2011

Rien ne va plus

http://www.ansa.it/web/notizie/photogallery/curiosita/2011/02/07/visualizza_new.html_1591329208.html

sabato 29 gennaio 2011

V di vaffanculo


tutto quello che scriverai potrà essere usato contro di te.

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Mandarino per nascita e per elezione, a orologeria per necessità. politicamente scorretta, vivo libera da ogni convenzione e religione, tutti i giorni reinvento il mio mondo e ridò la carica al mio trenino a molla