Come Freud ci insegna a navigare tra piacere e dovere “Sigmund Freud ci aiuta a comprendere perché le nostre vite sono così piene di confusione e sofferenza. Ci spiega perché la vita è dura e come farci i conti”, dice Alain de Botton, parlando del fondatore della psicoanalisi. “Tutti noi potremmo usare un po’ di più le idee di Freud per cercare di capire meglio noi stessi”. Alain de Botton è uno scrittore, filosofo e conduttore televisivo. Ha fondato The school of life. Si occupa di cultura e storia del pensiero sottolineando il loro valore per la vita quotidiana. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è L’arte come terapia. The school of life. (guarda il video al link http://www.internazionale.it/video/2015/10/23/sigmund-freud-piacere-e-dovere)
La gente dice che ciò che conta è vivere, ma io preferisco leggere. (Logan Pearsall Smith)
sono entrata in libreria, l'unica libreria che c'è qui.
cercavo una novità, è tanto che non leggo un bel librone da trenta euro appena stampato.
La signora della libreria, bellissima nella sua naturale sciattezza e nell'ostentazione dei suoi anni, mi ha raccontato come fosse finita a vendere libri nel più piccolo paese d'Italia, a più di 1000 km da casa sua.
tanti anni fa, mi ha detto, era venuta ad accompagnare la madre in vacanza, che purtroppo in quei giorni si ammalò e così la vacanza diventò un lungo soggiorno in ospedale.
durante quei mesi di ozio, la futura libraia - ex giornalista ed ex collaboratrice di case editrici, c'è da precisare - faceva compagnia alla madre ammalata e si ritrovò a poter leggere solo i librini gialli che rimediava nelle edicole.
da lì, dopo 4 mesi di noia mortale, la decisione di trasferirsi definitivamente in quel paesello e di aprire una libreria - prima ed unica libreria del paese -, dunque di invecchiare lavorando: il negozio le permette semplicemente di andare in pari tutti i mesi ma almeno non fa la pensionata e non si annoia più.
non ce l'ho fatta a persistere nella decisione di acquistare una novità. mi sembrava, dopo questa bella storia, di aver già fatto il pieno. e ho optato per un classico che avrei voluto leggere da tanto tempo.
LA PELLE, Curzio Malaparte. in un'edizione curatissima, di Adelphi.
uno di quei libri che ti fanno benedire l'invenzione della scrittura.
Una meraviglia. una vergogna non averlo letto prima, un peccato averlo già letto.
Di colpo lui assunse un'espressione strana, come se fosse cupamente divertito. "Se noi fossimo due cellule di lievito, sai cosa faremmo?" "Non voglio sapere niente delle cellule di lievito! Non ne posso più del lievito." "Potendo scegliere, lo stato ideale per una cellula di lievito sarebbe quello di diploide. Ma se si trova in un ambiente privo di nutrienti, sai che cosa succede?" "Non me ne importa niente!" "Le diploidi si separano di nuovo in aploidi. Piccole aploidi solitarie. Perchè in una fase critica è più facile sopravvivere come cellula singola."
Je laisse Sisyphe au bas de la montagne! On retrouve toujours son fardeau. Mais Sisyphe enseigne la fidélité supérieure qui nie les dieux et soulève les rochers. Lui aussi juge que tout est bien. Cet univers désormais sans maître ne lui paraît ni stérile ni futile. Chacun des grains de cette pierre, chaque éclat minéral de cette montagne pleine de nuit, à lui seul, forme un monde. La lutte elle-même vers les sommets suffit à remplir un coeur d'homme. Il faut imaginer Sisyphe heureux."
e io invece di crescere, definitivamente, mi ci trasferisco di nuovo.
un momento, però, non era questo il mio progetto. non era questa l'idea, io lo so bene, devo trovare la forza e la capacità di sopportare la verità.
le mie scarpette rosse, quelle fatte di stracci ma fatte con le mie mani, sono state bruciate nel fuoco senza rispetto per me, per chi sono veramente, per quello che voglio dalla vita e per come voglio viverla.
"Quando si lotta per qualcosa di importante bisogna circondarsi di persone che sostengono il nostro lavoro. È una trappola e un veleno avere intorno persone che hanno le nostre stesse ferite ma non il desiderio vero di guarirle."
Clarissa Pinkola Estès, Donne che corrono coi lupi.
disiniteresse per il presente e mancanza di prospettive per il futuro
Il termine
Il termine, nel greco classico, designa la negligenza, l'indifferenza, la mancanza di cure e di interesse per una cosa. Designa inoltre l'abbattimento, lo scoraggiamento, la prostrazione, la stanchezza, la noia e la depressione dell'uomo di fronte alla vita. Élosmarrimentoestremo: si produce uno stato d'animo che intacca e rischia di disorientare tutto ciò che raggiunge. Due conseguenze tipiche sono l'instabilità e il disprezzo per gli impegni della propria vita.L'uomo non padroneggia più la vita; le vicende lo avviluppano inestricabili, ed egli non sa più vederci chiaro. Non sa più come cavarsela in determinate vicende della propria esistenza; e il compito a lui affidato gli si erge davanti insuperabile, come la parete di una montagna.
Le manifestazioni e le conseguenze dell'accidia
L'accidia ha un carattere complesso e confuso: è un miscuglio di pensieri provenienti da forze diverse. Chi è colpito dall'accidia avverte un senso di disordine e di illogicità in cui si intrecciano reazioni contrastanti: si detesta tutto ciò che si ha e si desidera ciò che non si ha.Si percepisce che tutta lapropriaesistenzaperdeditensione, è come allentata in un senso di vuoto, nella noia e nella svogliatezza, in una incapacità di concentrarsi su una determinata attività, nella spossatezza e nell'ansia. Viene a mancare un punto di attrazione, un polo che catalizzi tutte le componenti della persona, e questa perdita di scopo sembra trascinare tutto in un vuoto senza fine. A causa dell'angoscia e dell'ansietà, la vita appare senza più punti sicuri, senza certezze, come appoggiata su di una superficie fluttuante.
Altri sintomi dell'accidia sono l'indifferenza è l'instabilità. Questa instabilità si manifesta in diversi modi: dal cambiare casa o lavoro, al fuggire verso situazioni ritenute ideali; dall'instabilità di umore all'instabilitàdigiudizio; dall'instabilità nei rapporti interpersonali alla sfiducia verso se stessi. Anche la ricerca di sempre nuove emozioni e divertimenti e la paura di lasciare spazi vuoti da impegni sono palliativi di fronte a una situazione esistenziale che si minaccia vuota e priva di senso. Pascal diceva "Ho scoperto che tutta l'infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal non saper starsene in pace, in una camera". Un ultimo sintomo dell'accidia è lo sconforto: l'impossibilità per l'uomo di vedere qualche cosa di buono e di positivo: tutto viene ridotto al negativismo e al pessimismo. L'insoddisfazione diventa la modalità normale di affrontare l'esistenza, e spesso anche ogni possibilità di futuro diventa inimmaginabile.
Le cause dell'accidia
Una realtà complessa come l'accidia trae origine da numerosi fattori. Tuttavia, una delle cause più frequenti è l'amore smodato per se stessi, quella passione per se stessi che porta ad essere prigionieri del proprio io. Questo amore di sè è in fondo il vero idolo che minaccia la nostra vita. Se l'io è il centro assoluto del proprio mondo, allora si valuta ogni cosa in funzione dei propri bisogni, della propria idea, dei propri desideri e giudizi. Ci sono inoltre due cause, apparentemente contradditorie, che favoriscono l'accidia, e sono l'ozio e l'attivismo.
L'ozio è la mancanza di occupazioni, di interessi, ma soprattutto una realtà che rende la vita quotidiana amorfa e trascinata. Davanti ad ogni prerogativa l'ozioso si chiede "a che pro?" e trasforma la propria vita in un deserto.D'altra parte, lavoro e impegni eccessivi, che disperdono e creano molti punti di riferimento non collegati tra di loro, possono provocare uno stato di accidia: ci si è dati un compito al di là delle proprie forze e si crolla.
Le soluzioni per combattere l'accidia
L'equilibrio, la discrezione e la moderazione permettono di dare una misura alla propria vita e a ciò che si fa. Si tratta di quella saggezza che nasce dalla consapevolezza dei propri limiti e delle possibilità che sono in noi, e permette un reale dominio di sè.Molti autori insistono inoltre sulla necessità di non fuggire di fronte a questa situazione esistenziale. La fuga è infatti l'illusione di trovare altrove o diversamente una liberazione da questo pensiero.Altri rimedi per l'accidia sono la pazienza e la stabilità. La stabilità è la capacità di perseverare, di continuare un cammino anche se si è tentati di interrompere la via che si è intrapresa. E un tempo in cui ci è data la possibilità di perseverare è il quotidiano: rimanere nel quotidiano, senza "sognare la vita" fuggendo dalla sua precarietà. Ciò comporta una rinuncia a tutte quelle illusioni che ci appaiono come alternative al presente; comporta accettare se stessi e l'altro; comporta accogliere le fatiche dei propri impegni o il peso della comunità in cui siamo inseriti.
Per combattere l'accidia, insomma, bisogna ritrovare uno scopo e riprendere gusto per una vita vera.
"Noi abbiamo tre personalità naturali: il bambino, l'adulto, il genitore. Il bambino non è autosufficiente e dipende dagli altri. L'adulto è autosufficiente ma si dedica soltanto a se stesso. Il genitore si dedica agli altri e quindi è l'unico capace di amare. Tutti noi dovremmo compiere questa evoluzione naturale. Ma pochi lo fanno. Una gran parte di persone rimangono bambini. E' la nevrosi infantile. Essa dà luogo a disturbi anche gravi come ansia, angoscia, attacchi di panico, paura, depressione, ecc.
Il bambino ha sempre bisogno di qualcuno che gli faccia le coccole. L'adulto si fa le coccole da solo e non ha bisogno di nessuno. Il genitore è l'unico capace di fare le coccole agli altri. Sull'equilibrio e lo sviluppo di queste tre personalità, che coesistono in noi, si giocano tutta la nostra vita, il nostro benessere, il nostro rapporto con gli altri, la nostra felicità. In natura, in noi e negli animali, le tre personalità si sviluppano armonicamente e in tempi precisi. Purtroppo però, nelle società industrializzate ricche e iperprotette l'evoluzione naturale non avviene, e noi rimaniamo bambini. Questa è la base di tutte le nostre nevrosi. Paure, fobie, panico, ansia, depressione sono tutte manifestazioni di una personalità infantile non evoluta, sempre alla ricerca di amore, di sicurezza, di coccole."
(Giulio Cesare Giacobbe, Alla ricerca delle coccole perdute)
" Per diventare stronzi bisogna però prima capire cosa sono veramente gli stronzi. E perché, nonostante tutto, ci attirano tanto.
In cosa consiste il loro fascino discreto. Stronzo vuol dire adulto. E tutti, vogliamo diventare adulti. Ma pochi ci riescono."
(Giulio Cesare Giacobbe, Il fascino discreto degli stronzi)
"noi non siamo cigni. noi siamo squali."
("Tra le nuvole", film di Jason Reitman con George Clooney, basato sul romanzo Up in the air di Walter Kirn)
"io sono quella cazzo di Ibiza"
("About a boy", film di Paul e Chris Weitz, con Hugh Grant, tratto dall'omonimo libro di Nick Hornby)
numero quattro: anche se sono confusa e non so cosa fare, questo non significa che io non sia felice.
La cicala e la formica Per tutta l’estate la cicala consumava e la formica investiva. “Stai agendo in modo molto irrazionale - ammonì la formica - quando verrà l’inverno te ne pentirai”. “Sarò assai infelice – replicò la cicala – ma sto agendo in modo razionale. Essere razionale coincide con l’essere felice, e al momento il mio piacere supera il dolore futuro. Unisciti a me e canta al sole!”. “Secondo me – rispose la formica – essere felici consiste nel massimizzare l’utilità su tutto l’arco dell’esistenza. L’infelicità e la felicità hanno un peso costante. Dunque, per essere razionale, devo darmi da fare e investire per l’inverno”. Venne l’inverno e la cicala era affamata. Chiese aiuto alla formica. “Vorrei poterti aiutare – disse la formica – ma, essendo razionale, non posso preferire il tuo benessere al mio: non hai nulla da darmi in cambio. Non ti senti in colpa per aver cantato tutta l’estate?”. “Molto in colpa – rispose la cicala – proprio come avevo previsto. Ma l’adesso è l’adesso, allora avevo agito in modo razionale. Sei tu che sei irrazionale nel proibirti di darmi un aiuto”. La formica ci pensò. Ma aveva soltanto cibo sufficiente per finire l’inverno. “L’adesso, per me, è tutta la vita – spiegò – ma ti posso aiutare in un altro modo. Vedi le foglie dell’albero di Epicuro? Sono deliziose e nutrienti. Ma dopo un certo tempo ti ammalerai. Io non posso mangiarle, perché calcolo la felicità su tutto l’arco dell’esistenza. Ma per te l’estasi presente supera l’infelicità futura”. La cicala mangiò le foglie e finì per ammalarsi. “Ne vale la pena?” – chiese la formica alla cicala ormai agonizzante. “Non vale adesso, ma valeva prima” – rispose la cicala. E la formica: “Devo dirti una cosa, ma non so se per te sia una buona notizia. C’è un antidoto!”. “Presto! Presto!” – esclamò la cicala. “Credo che tu non possa usarlo – ribattè la formica – perché prima ti fa stare molto male e solo in seguito ti fa guarire”. “Brutta notizia – concluse la cicala – dato che io non posso investire per la felicità futura. Addio”. La cicala morì, e la formica visse una grigia esistenza, evitando occasioni di felicità che avrebbero potuto trasformarsi in infelicità future. Ormai molto vecchia, si disse: “è triste non poter quasi mai fare quello che si vuole, ma condurre un’esistenza felice rende la vita assai dura”.
Come la maggior parte delle creature che prosperano in ambienti ostili, i licheni crescono lentamente. Possono impiegare anche più di mezzo secolo per diventare grandi come il bottone di una camicia. Pertanto, scrive David Attenborough, quelli che raggiungono le dimensioni di un piatto da tavola devono avere “centinaia, forse anche migliaia di anni”. Difficile immaginare un’esistenza meno appagante. “Si limitano a esistere” aggiunge Attenborough, “testimoniando che a quanto pare la vita, anche al suo livello più semplice, trova motivazione in se stessa”.
È facile lasciarsi sfuggire quest’idea - che la vita, semplicemente, esiste. In quanto esseri umani abbiamo una naturale tendenza a credere che essa debba avere uno scopo. Noi abbiamo progetti, desideri e aspirazioni. Vogliamo sempre trarre un vantaggio dall’inebriante esistenza che ci è stata concessa. Ma per un lichene che cos'è la vita? D’altra parte, il suo impulso a esistere, a essere, è in tutto e per tutto forte quanto il nostro, se non di più. Se mi dicessero che devo trascorrere decine e decine di anni sotto forma di crescita lanuginosa aggrappata alle rocce di un bosco, credo che perderei la voglia di vivere. I licheni no. Come quasi tutti gli esseri viventi, sopporteranno ogni difficoltà, resisteranno a ogni insulto, pur di avere un solo istante di vita in più. Per farla breve, la vita vuole solo esistere. Però - e questo è interessante - nella maggior parte dei casi non ha grandi pretese.
Mandarino per nascita e per elezione, a orologeria per necessità.
politicamente scorretta, vivo libera da ogni convenzione e religione, tutti i giorni reinvento il mio mondo e ridò la carica al mio trenino a molla