"Cos'è che in noi mente, uccide, ruba?" Georg Büchner, Woyzeck

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martedì 21 febbraio 2012

'ncoppa jamme ja

Oggi è la GIORNATA INTERNAZIONALE UNESCO DELLA LINGUA MADRE

e io ho troppo troppo da fare per rispondere come dovrei e vorrei a questo articolo di Angelo Forgione che, comunque, è assolutamente da leggere, segnalare e condividere ...
ma la dialettologa che c'è in me scalpita.
e mi distrae dal preventivo palloso che devo assolutamente portare a termine.
(un post di commento però l'ho scritto, anche se succinto, e adesso all'opera!!!!)

lunedì 20 febbraio 2012

prese di coscienza etimologiche


in un senso strettamente letterale e filogico, per la derivazione del suo significante dal persiano, il paradiso, giardino recintato, mi è semplicemente precluso, in quanto luogo confinato, simbolicamente chiuso e concluso.
dal quale io sono automaticamente esclusa, votata (condannata?) alla libertà e alla vastità.
(particolare da Bosch, Il Giardino delle delizie, Museo del Prado)

sabato 30 luglio 2011

ma che, parlo arabo?

Difendere l’identità nazionale, la lingua,il dialetto, le tradizioni.


Cosa vogliono questi immigrati con i loro kebab, tanto in auge nelle nostre strade?
Noi difendiamo i nostri buoni prodotti italiani, arance e limoni, albicocche e carciofi nati sotto il nostro bel cielo azzurro: vogliamo rinunciare forse al nostro milanesissimo risotto allo zafferano?
Non siamo razzisti: e se gli immigrati vengono qui solo per lavorare, per fare i facchini in un magazzino per esempio… niente in contrario. Possono anche vestirsi a modo loro, con le loro giubbe

ricamate e colorate, rosso scarlatto o cremisi, chi dice niente? Non siamo mica aguzzini.
Ma loro si trasformano subito in assassini della nostra lingua e della nostra cultura! Per questo dobbiamo bloccarli alla dogana!
Noi non vogliamo rinunciare alle nostre tradizioni, a una buona tazza di caffè, bevuta possibilmente stando sdraiati su un comodo materasso (e magari in un letto col baldacchino). Questi qua non bevono nemmeno alcol! Dobbiamo forse rinunciare a una bella caraffa di vino, che per noi è un elisir di lunga vita?
Ah che tempi meschini! Non siamo lo zerbino di questa gente che vuole tenerci in scacco!
Scusate l’azzardo: ma ormai qui ci sono immigrati a bizzeffe, cifre con molti zeri! Se continua così fra poco parleremo tutti arabo!

tratto da www.scudit.net

giovedì 16 dicembre 2010

jambo, kaixo, szia



bellissimo articolo di Silvia Minardi postato su "La poesia e lo spirito", trovato assolutamente per caso. io mi limito a copiare/incollare la parte che più mi interessa, ma l'ho trovato tutto davvero molto valido.
( http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/05/11/vivalascuola-11/#more-17452)



Abbiamo rimesso al centro del nostro impegno di riflessione e di formazione l’educazione linguistica integrata in un approccio per competenze. In un approccio per competenze imparare a comunicare in più lingue significa mettere gli apprendenti nelle migliori condizioni per sviluppare competenze linguistiche che permettano loro di “agire con la lingua”, di usare la lingua in modo appropriato ed efficace in contesti comunicativi reali.

L’ approccio per competenze dà all’apprendimento plurilingue una duplice dimensione. La prima è una dimensione diacronica: le lingue si possono imparare lungo tutto l’arco della vita, le lingue non si imparano solo a scuola, le competenze linguistiche non si acquisiscono una volta per sempre, ma si sviluppano nel tempo, talvolta anche in modo imperfetto e parziale. La seconda dimensione è quella che definirei tematica e contestuale: si apprende una lingua non “studiando” la lingua, il sistema e le norme che lo governano, ma soprattutto “usando” la lingua. L’apprendimento in più lingue è possibile se si fanno esperienze con le lingue in contesti significativi. Ovvero non si impara la lingua per poi usarla, ma si usa la lingua in diverse situazioni e attorno a contenuti significativi per impararla; quindi, attraverso il ripetersi di esperienze di apprendimento significativo e la riflessione sulle esperienze fatte, si impara ad usare la lingua sempre meglio.

Occorre, quindi, orientare il curricolo di educazione linguistica verso un insegnamento basato sulla trasmissione di senso, ovvero di “significati” e di “contenuti” che l’apprendente deve essere in grado di comprendere e di comunicare.

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Mandarino per nascita e per elezione, a orologeria per necessità. politicamente scorretta, vivo libera da ogni convenzione e religione, tutti i giorni reinvento il mio mondo e ridò la carica al mio trenino a molla