"Cos'è che in noi mente, uccide, ruba?" Georg Büchner, Woyzeck

domenica 23 agosto 2009

la nuova beffa di Italia.it


di Arturo di Corinto

Se gli albergatori abruzzesi si aspettavano un rilancio della stagione turistica grazie a un portale capace di attrarre visitatori nel nostro paese, dovranno ricredersi. Il mastodontico progetto di Italia.it continua a slittare nonostante la promessa celerità del minoistro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Il nuovo progetto, che dovrebbe far dimenticare lo spreco di denaro pubblico operato finora (58 milioni di euro a tre anni dalla nascita), presentato di recente da Brambilla, non fa che raccogliere lamentele.
Il sito, copiato pari pari dal portale Spain.info (ma senza i filmati, le foto, i documenti, e i servizi interattivi dell'omologo spagnolo) è ancora in fase “beta”, cioè sperimentale. Al ministero promettono che per la versione definitiva si dovrà aspettare ottobre-per inciso, appena passata l'lta stagione turistica- e solo entro la fine dell'anno sarà riempito di contenuti “promocommerciali”: allora, grazie ai social network e altri servizi, dobrebbe diventare la porta virtuale del Belpaese.
Ma il progetto già parte male. Ad esempio, Italia.it non rispetta le norme sull'accessibilità dei siti Web volute dal precedente governo Berlusconi; scoraggia chiunque dal diffondere i (pochi) materiali presenti sul sito, ignorando una elementare regola del marketing al tempo di Internet; rimanda a siti e servizi esterni rigorosamente in lingua italiana per pianificare il proprio viaggio dalla Germania o dal Giappone.
Se è inutile chiedersi come questo governo nn rispetti le sue stesse leggi, alle 10 domande sul futuro del portale che Altroconsumo ha rivolto al ministro (che si fa negare) se ne potrebbe aggiungere un'altra: può un popolo di artisti, inventori e trasmigratori, accontentarsi di Italia.it?

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Mandarino per nascita e per elezione, a orologeria per necessità. politicamente scorretta, vivo libera da ogni convenzione e religione, tutti i giorni reinvento il mio mondo e ridò la carica al mio trenino a molla